Bisognerebbe consigliare la lettura di questo libro, vincitore del National Book Award nel 2017, a tutti coloro che si sono fatti tentare da simpatie putiniane; probabilmente molti ne resterebbero impressionati e rifletterebbero seriamente, a meno che non siano accecati dall'odio antioccidentale.
L'autrice, Masha Gessen, è nata a Mosca
nel 1967 e si è trasferita negli Usa nel 1981, per tornare in Russia dieci anni
dopo, quando si intravide la speranza di un cammino democratico. Ma
l'affermazione dell'autocrazia putiniana, con le minacce e le violenze nei confronti
dei giornalisti non conformisti e degli attivisti LGBT, la spinse a stabilirsi
definitivamente negli Stati Uniti nel 2013.
Questo libro racconta l'evoluzione della
società e della politica russa seguendo le vicende di sette protagonisti
principali e di una quindicina di secondari, legati ai primi. Tutti e sette
nati quando ancora esisteva l'Unione sovietica, raccontata nella sua fase
finale, con le caratteristiche della sua vita quotidiana soffocata da chiusura,
burocrazia, corruzione e ideologia. Significative a tal proposito le pagine
dedicate ai tentativi di introdurre nelle università (alcuni dei protagonisti
sono ricercatori) la ricerca e l'insegnamento della psicologia e della
psicoanalisi, tentativi che si scontrano con l'ottusa credenza che nella
società socialista non possono esistere conflitti interiori, perché l'individuo
ben plasmato doveva necessariamente essere in pace con se stesso e con la
società. Le eventuali anomalie non potevano che rientrare nelle categorie della
criminalità o della malattia mentale, per fronteggiare le quali, notoriamente,
l'URSS era abbastanza attrezzata (v. pp. 43-44). Analoghe difficoltà
incontravano i tentativi di introdurre i moderni studi sociologici, dal momento
che il marxismo è un'esauriente descrizione della società capitalistica, mentre
la società socialista poteva solo essere osannata ideologicamente (v. pp. 54 e
sgg).
Poi però ecco Gorbaciov e i suoi
contraddittori ma esplosivi tentativi riformisti, che aprono la strada a grandi
speranze, reazioni, colpi di coda e infine all'improvvisa implosione dell'Urss,
le conseguenti drammatiche vicende, l'emergere di Eltsin, le sue riforme
avventurose e contraddittorie, la nascita del mercato cleptocratico, degli
oligarchi, della corruzione dilagante, del collasso economico ma anche del
pluralismo politico.
Vicende pubbliche e private si
intrecciano con grande efficacia nella narrazione e mentre si seguono le vite
dei protagonisti si incontrano i principali avvenimenti della storia russa
recente fino all'ascesa al potere di Putin, con la fine dei sogni democratici e
l'affermazione e il consolidamento dell'autocrazia. Nel capitolo 14, che dà il
nome al libro, c'è anche una interessante digressione storica e politologica
sul totalitarismo e le varie forme di autoritarismo, e un sommario resoconto
della discussione teorica sul carattere del nuovo regime russo.
Nel testo si intravedono naturalmente le
vicende belliche che hanno caratterizzato la nuova Russia, dalle due guerre
cecene, a quella con la Georgia, all'annessione della Crimea. Manca la recente
aggressione all'Ucraina, perché il libro è del 2019, ma già l'autrice ne fa
intravedere la possibilità. Molti giovani attivisti e politici riformisti, dopo
i fallimenti dei tentativi in Russia, si rifugiano a Kiev, che rappresenta per
loro, dopo la rivoluzione arancione e con tutte le sue contraddizioni, il sogno
di un mondo russo pluralista e democratico. Un esempio potenzialmente
contagioso che non poteva essere tollerato da Putin.
Tra i protagonisti vi è anche un personaggio
divenuto tristemente famoso: Aleksandr Dugin, seguito nella sua evoluzione
politico-ideologica dal nazionalbolscevismo all'euroasiatismo, divenuto poi,
come sappiamo, ispiratore delle fantasmagoriche ricostruzioni storico-politiche
di Putin.
Particolarmente crudi alcuni episodi
della caccia ai devianti e delle violenze nei confronti degli omosessuali.
Minuziose e interessanti le
ricostruzioni di tutte le modalità con cui le autorità ostacolano l'attività di
qualsivoglia seria opposizione, sia sul piano elettorale che su quello della
manifestazione pubblica del dissenso.
Masha Gessen è autrice anche di Putin, l'uomo senza volto.
14 novembre 2022

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