martedì 10 settembre 2024

Masha Gessen
Il futuro è storia
Sellerio, pp. 710

Bisognerebbe consigliare la lettura di questo libro, vincitore del National Book Award nel 2017, a tutti coloro che si sono fatti tentare da simpatie putiniane; probabilmente molti ne resterebbero impressionati e rifletterebbero seriamente, a meno che non siano accecati dall'odio antioccidentale.

L'autrice, Masha Gessen, è nata a Mosca nel 1967 e si è trasferita negli Usa nel 1981, per tornare in Russia dieci anni dopo, quando si intravide la speranza di un cammino democratico. Ma l'affermazione dell'autocrazia putiniana, con le minacce e le violenze nei confronti dei giornalisti non conformisti e degli attivisti LGBT, la spinse a stabilirsi definitivamente negli Stati Uniti nel 2013.

Questo libro racconta l'evoluzione della società e della politica russa seguendo le vicende di sette protagonisti principali e di una quindicina di secondari, legati ai primi. Tutti e sette nati quando ancora esisteva l'Unione sovietica, raccontata nella sua fase finale, con le caratteristiche della sua vita quotidiana soffocata da chiusura, burocrazia, corruzione e ideologia. Significative a tal proposito le pagine dedicate ai tentativi di introdurre nelle università (alcuni dei protagonisti sono ricercatori) la ricerca e l'insegnamento della psicologia e della psicoanalisi, tentativi che si scontrano con l'ottusa credenza che nella società socialista non possono esistere conflitti interiori, perché l'individuo ben plasmato doveva necessariamente essere in pace con se stesso e con la società. Le eventuali anomalie non potevano che rientrare nelle categorie della criminalità o della malattia mentale, per fronteggiare le quali, notoriamente, l'URSS era abbastanza attrezzata (v. pp. 43-44). Analoghe difficoltà incontravano i tentativi di introdurre i moderni studi sociologici, dal momento che il marxismo è un'esauriente descrizione della società capitalistica, mentre la società socialista poteva solo essere osannata ideologicamente (v. pp. 54 e sgg).

Poi però ecco Gorbaciov e i suoi contraddittori ma esplosivi tentativi riformisti, che aprono la strada a grandi speranze, reazioni, colpi di coda e infine all'improvvisa implosione dell'Urss, le conseguenti drammatiche vicende, l'emergere di Eltsin, le sue riforme avventurose e contraddittorie, la nascita del mercato cleptocratico, degli oligarchi, della corruzione dilagante, del collasso economico ma anche del pluralismo politico.

Vicende pubbliche e private si intrecciano con grande efficacia nella narrazione e mentre si seguono le vite dei protagonisti si incontrano i principali avvenimenti della storia russa recente fino all'ascesa al potere di Putin, con la fine dei sogni democratici e l'affermazione e il consolidamento dell'autocrazia. Nel capitolo 14, che dà il nome al libro, c'è anche una interessante digressione storica e politologica sul totalitarismo e le varie forme di autoritarismo, e un sommario resoconto della discussione teorica sul carattere del nuovo regime russo.

Nel testo si intravedono naturalmente le vicende belliche che hanno caratterizzato la nuova Russia, dalle due guerre cecene, a quella con la Georgia, all'annessione della Crimea. Manca la recente aggressione all'Ucraina, perché il libro è del 2019, ma già l'autrice ne fa intravedere la possibilità. Molti giovani attivisti e politici riformisti, dopo i fallimenti dei tentativi in Russia, si rifugiano a Kiev, che rappresenta per loro, dopo la rivoluzione arancione e con tutte le sue contraddizioni, il sogno di un mondo russo pluralista e democratico. Un esempio potenzialmente contagioso che non poteva essere tollerato da Putin.

Tra i protagonisti vi è anche un personaggio divenuto tristemente famoso: Aleksandr Dugin, seguito nella sua evoluzione politico-ideologica dal nazionalbolscevismo all'euroasiatismo, divenuto poi, come sappiamo, ispiratore delle fantasmagoriche ricostruzioni storico-politiche di Putin.

Particolarmente crudi alcuni episodi della caccia ai devianti e delle violenze nei confronti degli omosessuali.

Minuziose e interessanti le ricostruzioni di tutte le modalità con cui le autorità ostacolano l'attività di qualsivoglia seria opposizione, sia sul piano elettorale che su quello della manifestazione pubblica del dissenso.

Masha Gessen è autrice anche di Putin, l'uomo senza volto.

14 novembre 2022



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