giovedì 25 luglio 2024

Marcello Veneziani
Vico dei miracoli
Rizzoli, pp. 235

Il sottotitolo del libro è "Vita oscura e tormentata del più grande pensatore italiano". Trovo un po' esagerato qualificare Vico come il più grande pensatore italiano. Non è il primo disaccordo con Veneziani. Ho conosciuto e incontrato l'autore in più occasioni, conviviali e formali. Una volta, tanti anni fa, ho presentato con lui il suo libro "Comunitari o liberal" nel castello di Sannicandro, e anche in quella occasione palesai un parziale disaccordo. In questo caso, le perplessità dipendono da almeno due ragioni: 1. Nella polemica con Cartesio, Vico sostiene che l'uomo può conoscere solo ciò che fa (verum ipsum factum, ecc.), sicché, dal momento che non è lui che ha fatto la natura e nemmeno se stesso, non può aver conoscenza scientifica di tali oggetti (quindi niente fisica e nemmeno conoscenza dell'uomo), ma solo della storia, che è la sola cosa frutto dell'agire umano (a parte la matematica). Ma se è per questo, l'uomo, benché soggetto dell'agire storico, ne ignora tanto i risultati complessivi quanto le conseguenze, che sono per lo più inintenzionali, come egli stesso ammette e come poi storici e sociologi hanno ribadito. Mentre di fatto, già a partire dal suo tempo, la conoscenza della natura faceva grandi progressi, per la semplice ragione che le scienza, relativa a qualsiasi ambito, è fatta di congetture e confutazioni, teorie, esperimenti (ove possibile), osservazioni, controlli, falsificazioni, ampliamenti o sostituzioni di teorie, ecc. 2. La tendenza, che con lui comincia, a voler desumere dall'etimologia una qualche verità, tendenza che poi diventerà ipertrofica in altri filosofi, come Heidegger, degenerando in una sorta di magia etimologica.

Ciò detto, tutto il resto di quanto scrive Veneziani risulta convincente, soprattutto quando tira le fila, nell'ultimo capitolo, dell'attualità di Vico. Per conto mio aggiungerei che in un secolo in cui la filosofia moderna tende a costruire le sue teorie a partire da una sorta di annihilatio mundi, cioè a partire dall'idea di mettere tra parentesi il mondo, azzerare pregiudizi (Bacone) e concezioni del passato, per iniziare da capo, cominciando da qualcosa che non possa essere revocata in dubbio (Cartesio) o dall'esame degli elementi primi del pensiero del soggetto (gli empiristi), facendo tabula rasa del passato e della storia, Vico, controcorrente, valorizza il mondo storico, connette passato e futuro col presente, valorizza fantasia e poesia, mito e sapienza del senso comune, senza contrapporre tutto ciò all'opera della ragione.

Quanto alla vita oscura e tormentata, di cui al sottotitolo, Veneziani la rende alla perfezione, e, con le aperture da cantastorie, le larghe concessioni al dialetto napoletano, le regressioni stile Verga, che rendono il clima, la parlata, la mentalità del popolo partenopeo, ci fa entrare nelle vicende della vita miserabile del povero Vico, restituendoci grandezza e miserie del suo pensare, agire e arrabattarsi, sempre e solo nella sua Napoli, che non lasciò mai, salvo il periodo giovanile di sette anni in cui fu precettore dei figli del marchese Rocca nel castello di Vatolla, comunque a non grande distanza da Napoli.

Del resto Veneziani ci aveva già lasciato la biografia di un altro grande filosofo, Plotino, anzi l'autobiografia, per così dire, "Vita natural durante", che mi colpì notevolmente per la capacità di rendere una filosofia, ancorché eterea e disincarnata, attraverso il racconto della vita del filosofo. E mi colpì il fatto che, nonostante tale empatica precisione, avesse scritto il libro, come lui mi disse, in un tempo brevissimo.

In questa bacheca ho di recente recensito un altro libro di Veneziani, "Nostalgia degli dei", e mi piacerebbe parlarvi di molti altri che meriterebbero, ma la sua produzione è talmente vasta e veloce che risulta impossibile starci dietro.

1 marzo 2024



4 commenti:

  1. Chi sarebbe, secondo lei, il più grande pensatore italiano?

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  2. Difficile rispondere. Se per italiano si intende nato in Italia, direi Tommaso d'Aquino per la metafisica, Machiavelli per il pensiero politico. Per il '900, Croce e Bobbio. Considerate le scelte, per certi versi antitetiche, si capisce che faccio astrazione dalla vicinanza a quel che penso sul merito delle rispettive posizioni

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  3. Su Vico preferirei Isaiah Berlin a Veneziani...

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  4. Machiavelli è molto studiato al di fuori dell'Italia...

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