Finalmente sono giunto al termine di Vita e destino, di Vasilij Grossman. Grandioso, e non certo per le sue oltre 800 pagine. Se l’Ulisse non ha precedenti nella letteratura inglese, per stile e argomento, il romanzo dello scrittore russo (di origine ucraina) fa subito pensare a Guerra e pace, di quasi cento anni precedente. Analoga la mole, analogo l’argomento (l’invasione tedesca - l’invasione napoleonica), analogo il carattere storico e il tono epico (battaglia di Austerlitz e di Borodino e occupazione di Mosca – battaglia di Stalingrado e sua liberazione), l’assenza di un protagonista unico e la polifonia delle storie, la mescolanza di personaggi veri e di fantasia, di grande storia e piccole storie, la tragedia delle vite travolte, degli amori e dei tradimenti, lo scavo psicologico e la capacità di penetrare nel profondo dell’anima e delle sue contraddizioni, di guardare in faccia la lotta tra bene e male senza retorica. Diversa la concezione del mondo, fatalista e determinista quella tolstoiana, un inno alla vita e alla libertà quella di Grossman, proprio mentre queste sono schiacciate dallo scontro feroce dei grandi totalitarismi del novecento. Drammatica la situazione di molti protagonisti, che, mentre sperano nella vittoria della patria contro lo spietato invasore nazista, si trovano a fronteggiare l’inquisizione interna staliniana. Grande. Grossman per me è all’altezza di Tolstoj. Forse solo i russi sono stati capaci di un tale respiro cosmico.
4 febbraio 2020

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