Su consiglio di un amico, mi sono deciso a superare la mia ritrosia nei confronti degli scrittori italiani da premio Strega, ma purtroppo sono stato confermato nei miei pregiudizi. Il libro di Trevi, benché dedicato a due suoi amici scrittori morti tragicamente, Rocco Carbone e Pia Pera, non emoziona, né per vicende narrate né per scrittura; spesso banale, talvolta imbarazzante per quanto scrive soprattutto di Rocco, nei cui confronti, nonostante il conclamato senso di colpa, non esita nel testo o nel sottotesto a dire che la scrittura non era affar suo (lo fa dire a un certo punto da Cesare Garboli esplicitamente, p. 39) e anche a farne intendere il carattere risentito e ossessivo. Più empatico con l'amica, della quale pure mette in rilievo il valore della studiosa e della scrittrice di giardinaggio, di contro ai fallimentari tentativi di scrittura narrativa. Premio Strega? Bah. Sarò ripetitivo e partigiano (ma in verità degli amici scrittori si tende a parlar male, se non altro per invidia), ma a me sembra che la narrativa di due miei amici, Martino Sgobba e Alessio Viola , sia di gran lunga migliore, la prima per qualità della scrittura e profondità di pensiero, la seconda per qualità del realismo narrativo e tenuta del plot.
31
luglio 2021

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