sabato 17 agosto 2024

Paola Mastrocola - Luca Ricolfi
Manifesto del libero pensiero
La nave di Teseo - la Repubblica, pp. 110

E’ il secondo libro della coppia Mastrocola-Ricolfi (coppia anche nella vita). Il precedente, “Il danno scolastico”, più famoso e controverso, non l’ho ancora letto, ma mi riprometto di farlo, magari insieme con altri di analogo orientamento, come quelli di Galli della Loggia e Giulio Ferroni, e di discuterne qui. Questo invece è uno smilzo libretto di poche pagine sul tema del politicamente corretto (PC) e della cancel culture (CC).

Il titolo richiama un ben altrimenti noto Manifesto (absit iniuria comparatione) e, in un certo senso anche l’incipit: “Una grande cappa aleggia sopra di noi” (“Uno spettro si aggira per l’Europa”). Efficace anche l’incipit del primo capitolo: “C’è stato un tempo in cui la censura era di destra e la libertà di espressione era di sinistra”. Il libretto ripercorre molto sinteticamente la nascita del politicamente corretto e i primi allarmi a sinistra (tra tutti, quello di Natalia Ginzburg dalle colonne della Stampa e dell’Unità nell’1981 e nel 1989), il modo in cui è diventato uno status simbol dell’establishment di sinistra, la nascita e la proliferazione dell’esercito degli offesi e del paradigma della vittima, l’estensione del fenomeno delle molestie nei confronti della lingua (le controversie sui pronomi neutri, sugli asterischi, le chiocciole e gli schwa), la babele delle sottigliezze per rendere il linguaggio una neolingua inclusiva, ipercorretta, non discriminatoria, fino al follemente corretto della riforma dei nomi delle cose (il jack maschio e femmina, le prese master-slave). Si giunge quindi al trionfo della cancel culture, con tutta la sequela delle statue abbattute, dei classici censurati, delle personalità licenziate, dell’arte ridotta a pedagogia, dell’eclisse dell’ironia, del clima intimidatorio e dell’autocensura preventiva adottata da moltissimi nel timore delle conseguenze, della morte del dialogo e della nascita di un gioco truccato: quello che una volta era confronto o scontro tra ideologie e valori diversi (capitalismo-comunismo, libertà-uguaglianza, ecc. che comportava il fatto che i sostenitori dell’uno avversavano l’altro in un gioco pulito, in cui ciascuno sosteneva un valore) è diventato un gioco truccato con l’uso dell’”anti”-qualcosa (antirazzismo, antidiscriminazione…), intestandosi una causa ovvia e delegittimando automaticamente chi non condivida le sue posizioni: e così, chi oserebbe dirsi razzista, discriminatore, contro i diritti civili, ecc.?

Il libretto si conclude con un Manifesto dei LiberiParolisti in 26 punti (si poteva sintetizzare di più).

Che dire? Al termine della lettura ho provato una strana sensazione: benché condividessi quasi totalmente le tesi degli autori, non riuscivo a dire che il libro mi fosse piaciuto. Perché? Ma forse perché l’ho trovato un po’ piatto e banale, privo di dati e argomentazioni di spessore storico e filosofico, privo di una bibliografia significativa, stilisticamente assai poco eccitante. Dov’è il Ricolfi della Società signorile di massa (libro che si può certo discutere, ma pieno di idee, dati , stimoli, all’altezza dei un sociologo di vaglia)? E’ vero che si tratta di un pamphlet, di un manifesto, e tuttavia ci poteva ben essere più brio e più spessore.

Sarà che siamo abituati a letture diverse: è da anni che Giulio Meotti, dal suo blog e dalle colonne del Foglio, insiste sugli stessi temi quasi quotidianamente e persino ossessivamente, ma con ben altro spessore di argomenti ed autori, riferendo di testi e intervistando filosofi, storici, letterati di ogni parte del mondo e di ogni orientamento, con analisi stimolanti e originali.

Qui invece sembra esserci una esposizione semplice e piatta delle tematiche. Si fosse chiamato Il PC e la CC spiegati ai ragazzini, e a questi destinato, non avrei fatto obiezioni.

26 novembre 2021



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