martedì 10 settembre 2024

Alba Grazia Vulcano
Al civico 21
Altromondo editore, pp. 270

Mi è capitato di leggere le pagine degli esordi narrativi di Alba Vulcano, oltre trent'anni fa, racconti non ancora pubblicati, poi probabilmente confluiti ne Il paese e il vento, che non ho potuto leggere, perché nel frattempo ci siamo persi di vista. Di quella prosa ricordo il nitore, la pulizia, la ricchezza descrittiva, inusuale nella narrativa odierna, forse difficilmente sopportabile da un lettore cresciuto alla brevitas dei social.

Mi capita ora tra le mani questa nuova prova narrativa, stavolta alle prese col noir. Prova difficile, si sa. Ma superata appieno, mi sembra, senza peraltro perdere i pregi della scrittura originaria.

Il giallo si snoda nella Roma del secolo scorso (non vi sono riferimenti cronologici, ma l'assenza di telefonini e computer ci riporta a diversi decenni addietro). Quartiere Trieste, tranquillo caseggiato borghese, due delitti da decifrare. Diana, commissario di polizia, indaga con perspicacia, giungendo a una soluzione inaspettata, come doveroso in un buon giallo.

Vi sono tutti gli ingredienti del genere, ma commisti a descrizioni di paesaggi e personaggi, ad elementi autobiografici (chi conosce l'autrice riconoscerà la Roma della sua infanzia, il Salento della sua attuale dimora, un po' di lei in Diana e in Viola), il tutto opportunamente trasfigurato sul piano narrativo.

Se una osservazione si può fare, è che sia gli ambienti che la scrittura risultano forse un po' troppo "pettinati", caratterizzati dal garbo e dall'eleganza che sono il segno distintivo della scrittrice e che lei riversa nella vicenda senza che mai scappi un freno inibitorio.

Per la prossima prova, una maggiore "spettinatura" forse potrebbe dare un tocco di più spiccata personalità alla scrittura e alla narrazione.

4 luglio 2022



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