Mi è capitato di leggere le pagine degli esordi narrativi di Alba Vulcano, oltre trent'anni fa, racconti non ancora pubblicati, poi probabilmente confluiti ne Il paese e il vento, che non ho potuto leggere, perché nel frattempo ci siamo persi di vista. Di quella prosa ricordo il nitore, la pulizia, la ricchezza descrittiva, inusuale nella narrativa odierna, forse difficilmente sopportabile da un lettore cresciuto alla brevitas dei social.
Mi capita ora tra le mani questa nuova
prova narrativa, stavolta alle prese col noir. Prova difficile, si sa. Ma
superata appieno, mi sembra, senza peraltro perdere i pregi della scrittura
originaria.
Il giallo si snoda nella Roma del secolo
scorso (non vi sono riferimenti cronologici, ma l'assenza di telefonini e
computer ci riporta a diversi decenni addietro). Quartiere Trieste, tranquillo
caseggiato borghese, due delitti da decifrare. Diana, commissario di polizia,
indaga con perspicacia, giungendo a una soluzione inaspettata, come doveroso in
un buon giallo.
Vi sono tutti gli ingredienti del
genere, ma commisti a descrizioni di paesaggi e personaggi, ad elementi
autobiografici (chi conosce l'autrice riconoscerà la Roma della sua infanzia,
il Salento della sua attuale dimora, un po' di lei in Diana e in Viola), il
tutto opportunamente trasfigurato sul piano narrativo.
Se una osservazione si può fare, è che
sia gli ambienti che la scrittura risultano forse un po' troppo
"pettinati", caratterizzati dal garbo e dall'eleganza che sono il
segno distintivo della scrittrice e che lei riversa nella vicenda senza che mai
scappi un freno inibitorio.
Per la prossima prova, una maggiore "spettinatura"
forse potrebbe dare un tocco di più spiccata personalità alla scrittura e alla
narrazione.
4 luglio 2022

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