lunedì 2 settembre 2024

Gert J.J. Biesta
Riscoprire l'insegnamento
Raffaello Cortina Editore, pp. 153

Intrigato da una recensione del Corriere della sera, ho comprato e letto questo libro, con profonda delusione. La recensione infatti era largamente fuorviante: enfatizzava eccessivamente un'idea, pure presente nel libro, ma con una rilevanza e in un contesto affatto diversi.

L'idea è sì quella di ricentrare il compito educativo sul ruolo dell'insegnamento e sull'insegnante, in controtendenza rispetto alle mode pedagogico-didattiche degli ultimi decenni centrate sull'apprendimento e sullo studente, ma l'autore, consapevole che tale progetto può essere accusato di conservatorismo, si premura di dirci che avrebbe voluto dare al libro come sottotitolo "Argomenti progressisti per un'idea conservatrice" (p. 4). La sua avversione alla svalutazione del compito dell'insegnante, confinato al ruolo di facilitatore dell'apprendimento, è determinata dalla più generale avversione alla learnification, ovvero all'idea pervasiva della riduzione dell'educazione all'apprendimento, all'acquisizione di competenze funzionali magari al mercato, dimenticando il ruolo centrale educativo, che per lui consiste nell'accendere il desiderio di esistere come soggetto, ovvero come adulto che esiste nel mondo senza occuparne il centro.

Quest'idea è senz'altro interessante e condivisibile, anche perché combatte un pericolo insito in tutta la tematica della centralità dello studente e dell'apprendimento, ovvero quello del narcisismo. Esistere come soggetto adulto, capace di stare nel mondo senza occuparne il centro è espressione efficace e intrigante. Ma l'interesse finisce qui.

L'autore, infatti, sviluppa l'argomentazione attraverso un complesso confronto filosofico e pedagogico con Lévinas, Freire, Rancière, non sempre convincente, talora noioso, sempre preoccupato di non essere sufficientemente progressista. Ma soprattutto, nella polarizzazione insegnamento-apprendimento, quel che si perde è il terzo incomodo, del tutto assente dalla trattazione: l'oggetto dell'insegnamento e dell'apprendimento, ovvero il sapere. Come è possibile parlare di compito educativo, insegnamento, apprendimento, trasformazione dello studente in soggetto adulto ecc. in un vuoto di contenuti?

Nella scuola si pensa che questo possa avvenire solo trasmettendo il patrimonio di conoscenze e di sapere elaborato dall'umanità ai discenti, in modo che essi, assimilando a vari livelli l'essenziale, siano in grado di crescere e magari di criticare quel che è errato o desueto e, se si riesce, aggiungervi qualcosa di proprio e trasmettere poi alle generazioni future quanto ricevuto e incrementato.

Questo processo fa sì che l'opera di chi ci ha preceduto e la nostra stessa opera abbia senso, per noi e per chi verrà.

Viceversa, annullare questa tradizione-trasmissione creativa rende priva di senso tutta l'opera didattica. Pensare che si possa accendere il desiderio di essere soggetto senza avere legna da ardere in questa accensione è pura utopia. La legna da ardere è il patrimonio del sapere elaborato da generazioni: scienza, letteratura, religione, arte, tecniche e tutte le relazioni che si intessono nella trasmissione di tale patrimonio.

Solo attraverso un lungo tirocinio e confronto con tale patrimonio si possono sviluppare le doti critiche che consentono poi allo studente di comprendere, maturare, capire ciò che è importante e ciò che non lo è, criticare, apportare il suo piccolo contributo.

Questo richiede non solo un ruolo fondamentale del docente, ma di tutta la comunità degli scienziati e degli specialisti delle discipline, un vasto lavoro editoriale per redigere libri di testo autorevoli (altro che libri autoprodotti!), programmi ministeriali adeguati, politica scolastica all'altezza, capacità didattiche, ecc.

Esporre gli studenti al mare magnum delle informazioni digitali disponibili in rete, riducendo il docente a facilitatore, significa semplicemente consegnare la scuola e gli studenti al naufragio.

22 maggio 2022



Nessun commento:

Posta un commento

Giuliano da Empoli Il Mago del Cremlino Mondadori, pp. 273 La messinscena del potere nell’abisso russo C’è un momento preciso, nelle pagin...