martedì 1 ottobre 2024

Ray Dalio
Il nuovo ordine mondiale
Hoepli, pp. 538

Ray Dalio è fondatore, co-chief investment officer e co-chairman di Bridgewater Associated, azienda leader nella gestione dei portafogli istituzionali, oltre a essere il più grande Hedge fund al mondo.

Il libro si compone di tre parti: la prima intitolata “Come funziona il mondo”, analizza i cosiddetti big cycles delle nazioni e del mondo in generale, e quindi i fattori determinanti il big cycle della moneta, del credito, del debito e dell’attività economica, la variazione del di valore della moneta, il big cycle dell’ordine e del disordine interno alle nazioni, il big cycle dell’ordine del disordine esterno, cioè dei rapporti internazionali, infine l’investimento nell’ottica del big cycle.

La seconda, parte titolata “Come ha funzionato il mondo negli ultimi 500 anni”,  effettua una sintesi della storia degli ultimi 500 anni, sempre con l’ottica dei big cycles, quindi abbiamo il big cycle di ascesa e declino dell’impero olandese e del fiorino, il big cycle di ascesa declino dell’impero britannico e della sterlina, il big cycle di ascesa e declino degli Stati Uniti e del dollaro, il big cycle di ascesa della Cina e del renminbi e infine le relazioni e le guerre tra Stati Uniti e Cina.

La parte terza, intitolata “Il futuro”, si occupa appunto delle previsioni sulla base dell’andamento dell’analisi effettuata nelle parti precedenti.

Il libro è molto ricco di dati e di grafici che illustrano l’andamento dell’economia, del reddito, del debito, delle monete delle varie nazioni, quelle che in particolare erano moneta di riserva per gli scambi internazionali. Di conseguenza è chiaro che se ne ricavano informazioni importanti su tali argomenti, sui relativi cicli e tendenze. Tuttavia, non si sfugge all’impressione di trovarsi di fronte a uno dei tanti testi americani di know how, cioè sulla tecnica del fare qualcosa, nella convinzione tutta americana che basta impadronirsi di una tecnica per poter raggiungere il fine che ci prefigge.

Una caratteristica fastidiosa del libro è quella di iniziare ogni capitolo sintetizzando ciò di cui si intende parlare e poi concludere il capitolo riassumendo quello che si è detto e quindi alla fine un buon terzo del libro è fatto di anticipazioni o riassunti dell’argomento dei capitoli. Oltre alla tendenza alla ripetizione frequente degli stessi concetti.

Un’altra caratteristica fastidiosa è la pretesa di aver scoperto le leggi eterne universali di qualcosa. Dalio è convinto di aver scoperto dei cicli che si susseguono più o meno regolarmente, caratterizzati da alcune tappe che attraversano tutti quanti questi cicli e tutte quante le nazioni e lo sviluppo economico, politico e militare di queste nazioni. Ovviamente per chi conosce un po’ di storia questa pretesa da principiante risulta piuttosto fastidiosa, quando non ridicola. Per esempio, a pagina 204 noi troviamo la seguente affermazione: “Nei miei circa cinquant’anni come macro-investor globale, ho scoperto molte verità eterne e universali che costituiscono i miei principi di investimento”. E il guaio è che non solo egli applica questi principi (che poi sarebbero quelli in base ai quali tutti mercati sono influenzati da quattro fattori determinanti: crescita, inflazione, premi per il rischio e tassi di sconto) alla storia recente, quella moderna, quella nel corso della quale effettivamente i fattori economici e finanziari hanno assunto un ruolo preponderante, ma pretende di servirsene anche per spiegare i cicli di ascesa e declino di paesi in periodi e tempi in cui certamente questi fattori non avevano il ruolo determinante che hanno assunto in seguito. A pagina 405, per esempio, noi troviamo quest’altra affermazione: “Come probabilmente avrete capito, sono convinto che tutto a questo mondo funzioni come una macchina, con relazioni di causa effetto eterne e universali”.

Naturalmente in qualche caso Ray Dalio si rende conto di spararla grossa e cerca di attenuare le sue asserzioni con altre diciamo precauzionali, ma così finisce col sostenere cose in contraddizione tra di loro. Per esempio, in contraddizione con le frasi precedentemente riportate di cicli di leggi eterne e universali, che lascerebbero intendere appunto una meccanica ripetizione di eventi, a pagina 457 noi troviamo la seguente asserzione: “se ci trovassimo nel 1750 sarebbe ragionevole ritenere una verità eterna e universale il fatto che anche in futuro il sistema di governance si baserà sulle monarchie e sui nobili proprietari terrieri che comandano sui contadini con l’aiuto dei soldati; che i terreni agricoli continueranno a rappresentare l’asset più redditizio; che il reddito pro capite crescerà dello 0,5% l’anno e l’aspettativa di vita resterà intorno ai trent’anni. Le cose erano sempre andate così. Non avremmo immaginato il capitalismo e la democrazia come li conosciamo oggi, e tantomeno la possibilità che esistessero gli Stati Uniti e che diventassero la prima potenza mondiale”. Questa frase basterebbe a smentire tutta la costruzione precedente, ma l’autore non se ne cura e continua imperterrito a sostenere le sue fondamentali scoperte.

Ben inteso, non che non vi siano delle osservazioni interessanti e che non vi siano in effetti dei cicli economici come quelli indicati dall’autore; ma da questo a ricavarne leggi storiche eterne universali, peraltro valide persino in periodi relativi a molti secoli fa e per le civiltà più diverse, ce ne corre.

In conclusione, possiamo dire che anche i libri che scrive costituiscono per Dalio un investimento redditizio, più che un serio contribuito alla comprensione dei processi storico-economici.

1 aprile 2023



 

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