Ray Dalio è fondatore, co-chief investment officer e co-chairman di Bridgewater Associated, azienda leader nella gestione dei portafogli istituzionali, oltre a essere il più grande Hedge fund al mondo.
Il libro si compone di tre parti: la
prima intitolata “Come funziona il mondo”, analizza i cosiddetti big cycles delle nazioni e del mondo in
generale, e quindi i fattori determinanti il big cycle della moneta, del credito, del debito e dell’attività
economica, la variazione del di valore della moneta, il big cycle dell’ordine e del disordine interno alle nazioni, il big cycle dell’ordine del disordine
esterno, cioè dei rapporti internazionali, infine l’investimento nell’ottica
del big cycle.
La seconda, parte titolata “Come ha
funzionato il mondo negli ultimi 500 anni”,
effettua una sintesi della storia degli ultimi 500 anni, sempre con
l’ottica dei big cycles, quindi
abbiamo il big cycle di ascesa e
declino dell’impero olandese e del fiorino, il big cycle di ascesa declino dell’impero britannico e della
sterlina, il big cycle di ascesa e
declino degli Stati Uniti e del dollaro, il big
cycle di ascesa della Cina e del renminbi e infine le relazioni e le guerre
tra Stati Uniti e Cina.
La parte terza, intitolata “Il futuro”,
si occupa appunto delle previsioni sulla base dell’andamento dell’analisi
effettuata nelle parti precedenti.
Il libro è molto ricco di dati e di
grafici che illustrano l’andamento dell’economia, del reddito, del debito,
delle monete delle varie nazioni, quelle che in particolare erano moneta di
riserva per gli scambi internazionali. Di conseguenza è chiaro che se ne
ricavano informazioni importanti su tali argomenti, sui relativi cicli e
tendenze. Tuttavia, non si sfugge all’impressione di trovarsi di fronte a uno
dei tanti testi americani di know how,
cioè sulla tecnica del fare qualcosa, nella convinzione tutta americana che
basta impadronirsi di una tecnica per poter raggiungere il fine che ci
prefigge.
Una caratteristica fastidiosa del libro
è quella di iniziare ogni capitolo sintetizzando ciò di cui si intende parlare
e poi concludere il capitolo riassumendo quello che si è detto e quindi alla
fine un buon terzo del libro è fatto di anticipazioni o riassunti
dell’argomento dei capitoli. Oltre alla tendenza alla ripetizione frequente
degli stessi concetti.
Un’altra caratteristica fastidiosa è la
pretesa di aver scoperto le leggi eterne universali di qualcosa. Dalio è
convinto di aver scoperto dei cicli che si susseguono più o meno regolarmente,
caratterizzati da alcune tappe che attraversano tutti quanti questi cicli e
tutte quante le nazioni e lo sviluppo economico, politico e militare di queste
nazioni. Ovviamente per chi conosce un po’ di storia questa pretesa da
principiante risulta piuttosto fastidiosa, quando non ridicola. Per esempio, a
pagina 204 noi troviamo la seguente affermazione: “Nei miei circa cinquant’anni
come macro-investor globale, ho
scoperto molte verità eterne e universali che costituiscono i miei principi di
investimento”. E il guaio è che non solo egli applica questi principi (che poi
sarebbero quelli in base ai quali tutti mercati sono influenzati da quattro
fattori determinanti: crescita, inflazione, premi per il rischio e tassi di
sconto) alla storia recente, quella moderna, quella nel corso della quale
effettivamente i fattori economici e finanziari hanno assunto un ruolo preponderante,
ma pretende di servirsene anche per spiegare i cicli di ascesa e declino di
paesi in periodi e tempi in cui certamente questi fattori non avevano il ruolo
determinante che hanno assunto in seguito. A pagina 405, per esempio, noi
troviamo quest’altra affermazione: “Come probabilmente avrete capito, sono
convinto che tutto a questo mondo funzioni come una macchina, con relazioni di
causa effetto eterne e universali”.
Naturalmente in qualche caso Ray Dalio
si rende conto di spararla grossa e cerca di attenuare le sue asserzioni con
altre diciamo precauzionali, ma così finisce col sostenere cose in
contraddizione tra di loro. Per esempio, in contraddizione con le frasi
precedentemente riportate di cicli di leggi eterne e universali, che
lascerebbero intendere appunto una meccanica ripetizione di eventi, a pagina
457 noi troviamo la seguente asserzione: “se ci trovassimo nel 1750 sarebbe
ragionevole ritenere una verità eterna e universale il fatto che anche in
futuro il sistema di governance si
baserà sulle monarchie e sui nobili proprietari terrieri che comandano sui
contadini con l’aiuto dei soldati; che i terreni agricoli continueranno a
rappresentare l’asset più redditizio;
che il reddito pro capite crescerà dello 0,5% l’anno e l’aspettativa di vita resterà
intorno ai trent’anni. Le cose erano sempre andate così. Non avremmo immaginato
il capitalismo e la democrazia come li conosciamo oggi, e tantomeno la
possibilità che esistessero gli Stati Uniti e che diventassero la prima potenza
mondiale”. Questa frase basterebbe a smentire tutta la costruzione precedente,
ma l’autore non se ne cura e continua imperterrito a sostenere le sue
fondamentali scoperte.
Ben inteso, non che non vi siano delle
osservazioni interessanti e che non vi siano in effetti dei cicli economici
come quelli indicati dall’autore; ma da questo a ricavarne leggi storiche
eterne universali, peraltro valide persino in periodi relativi a molti secoli
fa e per le civiltà più diverse, ce ne corre.
In conclusione, possiamo dire che anche
i libri che scrive costituiscono per Dalio un investimento redditizio, più che
un serio contribuito alla comprensione dei processi storico-economici.
1 aprile 2023

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