martedì 24 settembre 2024

Marcel Proust
Alla ricerca del tempo perduto. VII Il tempo ritrovato
Einaudi 1978, pp. 433 

Giuseppe Scaraffia
Marcel Proust
Bompiani 2022, pp. 260

Pietro Citati
La colomba pugnalata. Proust e la "Recherche"
Adelphi 2008, pp. 364 

Giunti finalmente al termine della Recherche proustiana, il romanzo più lungo della letteratura occidentale, diciamo qualcosa su quest'ultimo volume e poi tiriamo le somme sull'opera nel suo complesso, sempre premettendo che qui non si tratta della recensione di uno specialista o di un critico, ma di semplici note di lettura di un lettore qualsiasi, con le sue simpatie e idiosincrasie letterarie, senza alcuna pretesa critica.

L'ultimo volume della Recherche risulta decisivo per la comprensione dell'intera opera, in quanto vi si tirano le fila di molteplici vicende narrate nei volumi precedenti, spesso in modo paradossale, si fa emergere la vocazione letteraria del narratore, si svolgono più ampiamente le decisive riflessioni sul tempo (spazializzato e interiore) che caratterizzano peculiarmente la Recherche.

La prima metà del volume tratta di vicende che si svolgono a Parigi durante la grande guerra. La seconda è incentrata sulla decisiva matinée dai principi di Guermantes.

È la prima volta che un fatto storico importante come la guerra fa la comparsa nel romanzo in maniera così estesa e vistosa. Sì, c'è stato nei precedenti qualche accenno a vicende storiche contemporanee, in particolare all'affare Dreyfus, ma solo nei suoi riflessi nelle conversazioni dei salotti. Qui, invece, la guerra compare per le strade di Parigi. Però anche stavolta non come vicenda fondamentale da narrare, ma come sfondo alle peripezie del narratore e soprattutto del barone di Charlus, le cui degenerazioni sodomitiche giungono all'apice patologico e masochistico, tanto da spingere il narratore a riprendere la tematica di Sodoma e Gomorra, inquadrandola in una cornice di decadenza e disfacimento sociale, per cui la guerra appare quasi come una punizione del vizio, come nella Sodoma biblica e negli ultimi giorni di Pompei.

La matinée dai Guermantes svolge, come abbiamo detto, la funzione di chiave di volta di tutto il romanzo. Il narratore, che era stato a lungo assente dalla vita di società per un ricovero in una casa di cura, vi ricompare dopo lunghi anni e rivede, al ricevimento dei Guermantes, quasi tutti i protagonisti delle vicende dei precedenti volumi, ma di colpo invecchiati, con volti rugosi e pallidi che sembrano maschere tristi o buffe, incurvati e dal passo malcerto, quasi sull'orlo della tomba. Un'atmosfera funebre e un sentore di morte segna tutta questa parte. Anche il narratore, ovviamente, sente fortemente, anche a causa delle sue condizioni di salute, l'incombere della morte. Nel suo caso però, egli, avendo finalmente scoperto la sua vocazione letteraria, e determinato a darvi seguito, ingaggia con la morte una corsa contro il tempo per fare vita e completare la sua opera.

La matinée rivela inoltre, riannodando i fili di molte precedenti vicende, paradossali congiunzioni di ambienti e personaggi che in precedenza si caratterizzavano come opposti e antitetici. Così, la vedova di Swann (che era stato allontanato dai salotti aristocratici per questo amore con una cocotte), dopo aver sposato un aristocratico, diventa persino l'amante del duca di Guermantes e la figlia sposa il marchese di Saint-Loup; addirittura la signora Verdurin, tenutaria di un celebre salotto borghese, opposto a quello aristocratico dei Guermantes, finisce per sposare il principe di Guermantes, diventando dunque principessa.

La Recherche è senza dubbio un capolavoro, un romanzo che segna un'epoca della letteratura francese e mondiale, per le ragioni che tutti conosciamo. Da lettore qualunque, tuttavia, non posso fare a meno di rilevare che spesso risulta francamente logorroico. Passi per lo stile di scrittura che connota la pagina proustiana, con le sue circonvoluzioni ipotattiche che fanno durare il periodo anche mezza pagina. Passi l'assenza di divisione del romanzo in capitoli, sicché esso si distende in ogni volume come un unico immenso mattone senza interruzioni, mettendo in imbarazzo anche il lettore provetto che non sa dove fare la pausa. Però, le frequenti interposizioni di comparazioni talora veramente lambiccate e soprattutto le digressioni lunghissime e spesso inessenziali, le riflessioni senza fine su ogni minimo dettaglio della vita quotidiana, che fanno spazientire il lettore più volenteroso con imprecazioni blasfeme contro le seghe mentali del narratore, dopo che si è sorbito tutto il suo patologico mammismo, la sua opprimente gelosia, risultano veramente assai pesanti.

Per dare un'idea, nell'ultimo volume il narratore, giunto tardi al ricevimento, viene fatto accomodare in biblioteca per non disturbare l'esecuzione di una sonata che si sta svolgendo in salotto. Ebbene, dal momento dell'arrivo a quello in cui viene finalmente ammesso al salotto passano ben 60 pagine, di cui si farebbe volentieri a meno, ad eccezione di una riflessione sull'arte cosiddetta popolare.

Questa, peraltro, è la ragione per cui sulle prime diversi editori rifiutarono la Recherche. Uno di essi, Ollendorf, si espresse così: "Non riesco a capire come qualcuno possa impiegare trenta pagine per descrivere come si volta e rivolta nel letto, prima di prendere sonno" (Scaraffia, p. 135).

Viceversa, quando Proust riporta le conversazioni nei salotti vediamo all'opera uno sfavillante Esprit pieno di brio, perfidia, erudizione, caratterizzazione senza pari. Così come quando tratteggia i ritratti dei personaggi e anche quando parla di musica, pittura, letteratura, con una penetrazione, cultura, erudizione e finezza da sbalordire e lasciare il lettore con un complesso di ignoranza che tramortisce.

Tutto sommato, a mio parere, se Proust avesse eliminato metà delle pagine del romanzo, questo ne avrebbe guadagnato di sicuro, anche in lettori, oltre che in grandezza.

I due testi critici sopra riportati hanno certo contributo a farmi comprendere meglio le vicende della vita e dell'opera, in modi peraltro assai diversi. Scaraffia, attraverso una sobria e stringata biografia, accompagnata da varie testimonianze di contemporanei, amici e conoscenti di Proust. Citati, il cui testo avevo già presentato in una precedente recensione, col suo consueto stile fatto di immersione nella vita e nell'opera e di reinterpretazione immaginifica.

18 marzo 2023



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