Giunti finalmente al termine della Recherche proustiana, il romanzo più
lungo della letteratura occidentale, diciamo qualcosa su quest'ultimo volume e
poi tiriamo le somme sull'opera nel suo complesso, sempre premettendo che qui
non si tratta della recensione di uno specialista o di un critico, ma di
semplici note di lettura di un lettore qualsiasi, con le sue simpatie e
idiosincrasie letterarie, senza alcuna pretesa critica.
L'ultimo volume della Recherche risulta decisivo per la
comprensione dell'intera opera, in quanto vi si tirano le fila di molteplici
vicende narrate nei volumi precedenti, spesso in modo paradossale, si fa
emergere la vocazione letteraria del narratore, si svolgono più ampiamente le
decisive riflessioni sul tempo (spazializzato e interiore) che caratterizzano
peculiarmente la Recherche.
La prima metà del volume tratta di
vicende che si svolgono a Parigi durante la grande guerra. La seconda è
incentrata sulla decisiva matinée dai
principi di Guermantes.
È la prima volta che un fatto storico
importante come la guerra fa la comparsa nel romanzo in maniera così estesa e
vistosa. Sì, c'è stato nei precedenti qualche accenno a vicende storiche
contemporanee, in particolare all'affare Dreyfus, ma solo nei suoi riflessi
nelle conversazioni dei salotti. Qui, invece, la guerra compare per le strade
di Parigi. Però anche stavolta non come vicenda fondamentale da narrare, ma
come sfondo alle peripezie del narratore e soprattutto del barone di Charlus,
le cui degenerazioni sodomitiche giungono all'apice patologico e masochistico,
tanto da spingere il narratore a riprendere la tematica di Sodoma e Gomorra, inquadrandola in una cornice di decadenza e
disfacimento sociale, per cui la guerra appare quasi come una punizione del
vizio, come nella Sodoma biblica e negli ultimi giorni di Pompei.
La matinée
dai Guermantes svolge, come abbiamo detto, la funzione di chiave di volta di
tutto il romanzo. Il narratore, che era stato a lungo assente dalla vita di
società per un ricovero in una casa di cura, vi ricompare dopo lunghi anni e
rivede, al ricevimento dei Guermantes, quasi tutti i protagonisti delle vicende
dei precedenti volumi, ma di colpo invecchiati, con volti rugosi e pallidi che
sembrano maschere tristi o buffe, incurvati e dal passo malcerto, quasi
sull'orlo della tomba. Un'atmosfera funebre e un sentore di morte segna tutta
questa parte. Anche il narratore, ovviamente, sente fortemente, anche a causa
delle sue condizioni di salute, l'incombere della morte. Nel suo caso però,
egli, avendo finalmente scoperto la sua vocazione letteraria, e determinato a
darvi seguito, ingaggia con la morte una corsa contro il tempo per fare vita e
completare la sua opera.
La matinée
rivela inoltre, riannodando i fili di molte precedenti vicende, paradossali
congiunzioni di ambienti e personaggi che in precedenza si caratterizzavano
come opposti e antitetici. Così, la vedova di Swann (che era stato allontanato
dai salotti aristocratici per questo amore con una cocotte), dopo aver sposato
un aristocratico, diventa persino l'amante del duca di Guermantes e la figlia
sposa il marchese di Saint-Loup; addirittura la signora Verdurin, tenutaria di
un celebre salotto borghese, opposto a quello aristocratico dei Guermantes,
finisce per sposare il principe di Guermantes, diventando dunque principessa.
La Recherche
è senza dubbio un capolavoro, un romanzo che segna un'epoca della letteratura
francese e mondiale, per le ragioni che tutti conosciamo. Da lettore qualunque,
tuttavia, non posso fare a meno di rilevare che spesso risulta francamente
logorroico. Passi per lo stile di scrittura che connota la pagina proustiana,
con le sue circonvoluzioni ipotattiche che fanno durare il periodo anche mezza
pagina. Passi l'assenza di divisione del romanzo in capitoli, sicché esso si
distende in ogni volume come un unico immenso mattone senza interruzioni,
mettendo in imbarazzo anche il lettore provetto che non sa dove fare la pausa.
Però, le frequenti interposizioni di comparazioni talora veramente lambiccate e
soprattutto le digressioni lunghissime e spesso inessenziali, le riflessioni
senza fine su ogni minimo dettaglio della vita quotidiana, che fanno
spazientire il lettore più volenteroso con imprecazioni blasfeme contro le seghe
mentali del narratore, dopo che si è sorbito tutto il suo patologico mammismo,
la sua opprimente gelosia, risultano veramente assai pesanti.
Per dare un'idea, nell'ultimo volume il
narratore, giunto tardi al ricevimento, viene fatto accomodare in biblioteca
per non disturbare l'esecuzione di una sonata che si sta svolgendo in salotto.
Ebbene, dal momento dell'arrivo a quello in cui viene finalmente ammesso al
salotto passano ben 60 pagine, di cui si farebbe volentieri a meno, ad
eccezione di una riflessione sull'arte cosiddetta popolare.
Questa, peraltro, è la ragione per cui
sulle prime diversi editori rifiutarono la Recherche.
Uno di essi, Ollendorf, si espresse così: "Non riesco a capire come
qualcuno possa impiegare trenta pagine per descrivere come si volta e rivolta
nel letto, prima di prendere sonno" (Scaraffia, p. 135).
Viceversa, quando Proust riporta le
conversazioni nei salotti vediamo all'opera uno sfavillante Esprit pieno di
brio, perfidia, erudizione, caratterizzazione senza pari. Così come quando
tratteggia i ritratti dei personaggi e anche quando parla di musica, pittura,
letteratura, con una penetrazione, cultura, erudizione e finezza da sbalordire
e lasciare il lettore con un complesso di ignoranza che tramortisce.
Tutto sommato, a mio parere, se Proust
avesse eliminato metà delle pagine del romanzo, questo ne avrebbe guadagnato di
sicuro, anche in lettori, oltre che in grandezza.
I due testi critici sopra riportati
hanno certo contributo a farmi comprendere meglio le vicende della vita e
dell'opera, in modi peraltro assai diversi. Scaraffia, attraverso una sobria e
stringata biografia, accompagnata da varie testimonianze di contemporanei,
amici e conoscenti di Proust. Citati, il cui testo avevo già presentato in una
precedente recensione, col suo consueto stile fatto di immersione nella vita e
nell'opera e di reinterpretazione immaginifica.
18 marzo 2023

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