Pubblico volentieri una recensione di una mia amica ed ex collega, Anna Maria Amoruso.
F. Dostoevskij
Delitto
e castigo
Delitto
e castigo di F. Dostoevskij è un romanzo che avvince e sa
sollecitare l’interesse, pur senza colpi di scena, in quanto la vicenda ruota
intorno ad un delitto di cui si conosce fin dall’inizio il colpevole che fa di
tutto per allontanare da sé i sospetti, pur sempre accarezzando il desiderio di
rivelare la verità e di essere riconosciuto come responsabile dell’omicidio di
una vecchia usuraia.
Tutta la
narrazione è centrata prevalentemente sui pensieri e le azioni dell’assassino
che si mostra in tutte le sue debolezze e fragilità, arricchendosi di minuziose
descrizioni fisiche e psicologiche di altri personaggi, nonché di ricostruzioni
degli ambienti privati e urbani.
Il delitto
si consuma nell’abitazione della vecchia usuraia, nel città di Pietroburgo. Il
romanzo descrive minuziosamente strade, luoghi e ambienti poverissimi, animati
da personaggi oppressi dalla fame, dal bisogno e dalla miseria, a tal punto che
sembra un miracolo ritrovare personaggi come Dùnja e Razumichin, che si muovono
su un piano di maggiore coerenza interiore, o come Sònja dotata di sensibile
profondità spirituale.
Sicché, dal
degrado interiore e materiale di alcuni personaggi, sullo sfondo di un ambiente
malsano e corrotto, ci si eleva verso personaggi più complessi, senza
stonature.
Accade così
che Svidrigajlov non accetta il fallimento dei suoi spregevoli piani
spingendosi fino al suicidio, in lineare coerenza con le sue note
caratteristiche, mentre altri personaggi, come Sonja e Rodiòn il protagonista,
si presentano molto più complessi sommando in sé bene e male, luce e ombra,
puntando al riscatto dalle proprie miserie interiori ed errori.
Sonja
accetta con dignità di prostituirsi per mantenere la famiglia pur conservando
l’onestà, la purezza interiore e la fede, nonché la stima di chi comprende il
suo dramma. È proprio lei a spingere Rodiòn verso la chiarificazione interiore
e l’autodenuncia.
Il
protagonista Rodiòn Raskòlnikov vive, fin dall’inizio del racconto un rapporto
ambivalente, prima con il proposito di uccidere e poi con il delitto commesso,
facendo i conti con i suoi rimorsi e con le tante paure. Oscilla così tra
l’essere un omicida per ragioni diverse e il sembrare un essere innocuo,
incapace di fare del male, vivendo questa contraddizione in sintonia tra
ammissioni del suicidio e tentativi di scagionarsi, fino al momento in cui
avverte di non potersi più sottrarre alla propria coscienza, mettendo a nudo le
proprie responsabilità.
L’epilogo contenuto nelle
ultime pagine del romanzo si apre sull’ampio respiro che hanno gli ariosi spazi
della Siberia, dove Rodiòn Raskòlnikov sconta la sua pena ai lavori forzati,
ben contento di aver recuperato la propria integrità e capace di sognare una
nuova vita con Sònja. Il narratore giustifica, proprio nell’epilogo, lo sconto
di pena di Rodiòn, elencando una serie di azioni positive che avevano
accompagnato il corso della giovane vita del disgraziato assassino,
illuminandolo di generosità e di altruismo.
Tutti gli
altri personaggi sono incastonati con sapienza nella soffocante Pietroburgo,
caratterizzando un ambiente sociale e un’umanità con più ombre che luci, che fa
da contorno a Rodiòn e Sònja, unici capaci di autentico riscatto.
Il romanzo si chiude su un desiderio che non ha tuttavia certezze, preannunciando una nuova storia che non sarà mai scritta da F. Dostoevskij.

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