Una serie di omicidi si succede in quel di Brunico con una firma particolare, a configurare con tutta evidenza l’azione di un serial killer: giovani ragazze dai capelli ramati, di 23-25 anni, per lo più studentesse di lettere, drogate, stuprate, strangolate e adagiate in uno specchio d’acqua circondate da fiori selvatici, scenario che ricorda immediatamente l’immagine dell’Ofelia shakespeariana immortalata dal pittore preraffaellita Millais. Il commissario Rinaldi, inquieto poliziotto barese trasferito nella città tirolese dopo l’attentato terroristico ai danni del presidente della repubblica che egli ha sventato perdendo mezza gamba, indaga assistito da una giovane profiler, in uno scenario montano minaccioso e all’ombra della presenza inquietante di un castello che nasconde segreti e misteri.
Vittorio
Colitta è alla sua prima prova narrativa, brillantemente superata, perché,
oltre ad aver orchestrato un giallo con tutti i crismi (omicidi seriali, scena
del crimine originale, depistaggi, suspense
e colpi di scena), esibisce qualcosa di inconsueto nella narrativa noir: una
qualità della scrittura che, data la giovane età del venticinquenne autore,
promette sviluppi significativi, se la vocazione non l’abbandona.
Segni
di questa scrittura sono: l’apertura dei capitoli con descrizioni
letterariamente pregevoli di ambienti naturali e condizioni meteorologiche che
rendono il paesaggio un personaggio di sfondo muto ma guardingo; la descrizione
di azioni senza esplicitare all’inizio il protagonista delle stesse, che il
lettore intuisce col proseguire della lettura prima che venga rivelato; l’uso
di un lessico non scontato e talora ricercato, di immagini creative e mai
banali.
La
tecnica narrativa prossima anche a una sceneggiatura sembra voler facilitare il
lavoro di chi, augurabilmente, si occuperà in futuro di una riduzione televisiva.
E di
una serie televisiva è anche la struttura di una doppia indagine: quella
ufficiale dei delitti seriali che si risolve nel corso del libro, e quella
ufficiosa che impegna il commissario durante notti insonni e che riguarda l’attentato,
dalla quale egli è stato allontanato per chissà quali ragioni, e che costituirà
presumibilmente il fil rouge di
sfondo delle molteplici prossime indagini e avventure del commissario, che
prefigura un intrigo di ampie proporzioni.
Non
mancano naturalmente taluni stereotipi: il poliziotto meridionale tontolone
(che ricorda il Catarella di Montalbano), il questore rompiscatole che preme
per la soluzione sbrigativa e che possibilmente eviti di toccare personalità
altolocate, l’anatomopatologa con fisime sui presunti suggerimenti forniti dai
cadaveri, ecc.
Il
finale suggerisce con un brivido di supense il sequel di una partita a scacchi con un misterioso criminale.
3 marzo 2025

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