Letture di fine estate.
Pirandello. Riprendo Il fu Mattia Pascal. Che dire di un capolavoro classico? Mah,
vado un po' controcorrente e, alla luce della mia rozza e dilettantesca
estetica, azzardo qualche riserva: la narrazione non scivola liscia come nella
grande narrativa classica estera. In Italia non abbiamo avuto grandi
romanzieri, salvo Manzoni (per il suo unico romanzo), Verga e De Roberto. Mi
fermo al periodo in cui fu scritto il romanzo pirandelliano. Per il seguito non
ho grandi competenze. Per il resto mi pare fondata l'accusa di una qualche
cerebralità, quel filosofare e filosofare che tanto infastidiva Croce. Resta un
capolavoro, ma...
Grossman non delude. È un grandissimo narratore. Ho già detto altrove di Vita e destino. Questi racconti sono straordinari. Meno l'ultimo e il più esteso, che dà il nome alla raccolta, un reportage sull'Armenia, che ha pagine interessanti e anche poetiche, ma intriso qua e là di retorica talora fastidiosa. A quelli che rimpiangono l'Urss, perché "almeno lì c'era più uguaglianza", consiglio la lettura del racconto "In periferia", un amaro scenario di odio e lotta di classe di proletari e sottoproletari russi contro la casta dirigente sovietica.
Bauman. Bah. Delusione totale. Ti chiedi che cos'è 'sto libro: sociologia? Psicologia? Letteratura? Filosofia? Posta del cuore? C'è un po' di tutto, ma senza un filo conduttore. Mi richiama alla mente Alberoni, che almeno era più lineare. Non c'è metodo né distinzione tra descrizione e prescrizione (sicché analisi e prediche si alternano e si fondono) né concettualizzazione rigorosa, a cominciare dall'oggetto. Amore, ma di che parliamo? Di Eros, di agape, di philia? Ora dell'uno ora dell'altro, ma senza esplicitare. L'unico concetto sociologico originale è quello di liquidità, che però Bauman applica come un pass-partout. Beninteso, ci sono anche pagine molto belle, espressioni efficaci, analisi interessanti, largamente condivisibili, ma nel contesto di un argomentare erratico.
8 settembre 2020

Zygmunt e non Zigmund
RispondiEliminaGrazie, corretto
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