mercoledì 21 agosto 2024

Roberto Calasso
Il libro di tutti i libri
Adelphi, 2019, pp. 555

Emmanuel Carrère
Il Regno
Adelphi, 2014, pp. 428

Flavio Giuseppe
La guerra giudaica, 2voll., testo greco a fronte
Fondazione Lorenzo Valla-Mondadori, 1974, pp. 664+704.

Stavolta parliamo di testi sacri e storia sacra, attraverso due libri che si occupano, rispettivamente, dell’Antico e del Nuovo Testamento, con, sullo sfondo, un classico della storia ebraica.

CALASSO. Dopo un inizio oracolare sulla Torah in cielo, comincia, nel capitolo II, la vera e propria narrazione delle vicende bibliche (si tratta della Bibbia ebraica, ovvero, per i cristiani, dell’Antico Testamento) con l’andamento già visto, per la mitologia greca, nelle Nozze di Cadmo e Armonia. E qui cominciano i problemi e lo spaesamento del lettore. Provo ad enumerarne alcuni.

1. Calasso non procede “cronologicamente”, né seguendo l’esposizione biblica, ma secondo un suo imperscrutabile schema: comincia da Samuele, Saul, i Re, poi torna indietro su Mosè, poi ancora più indietro alla Genesi, poi nuovamente ai profeti, infine alla distruzione del Tempio e alla trasformazione dell’ebraismo. Il povero lettore lo segue un po’ affascinato dall’affabulazione, un po’ tramortito dalla prosa gnostica e dai misteri sacri.

2. Anche a causa del sistema delle annotazioni (niente numeri di nota nel testo, note tutte alla fine, col solo riferimento alla pagina e alla riga), non è sempre facile comprendere ciò che è citazione letterale o interpretazione, ciò che è tratto dal testo biblico o da altre fonti, peraltro citate in modo molto parco.

3. Quello che potrebbe essere un pregio, cioè una narrazione lineare non intralciata ad ogni passo da un apparato accademico di annotazioni, viene pregiudicato dall’andamento erratico di cui al n. 1 e dalla difficoltà di distinguere testo da interpretazioni, di cui al n. 2.

4. Fa eccezione il capitolo VIII, che si colloca per una cinquantina di pagine al centro del volume, che è invece una sorta di interpretazione al quadrato, cioè un’interpretazione di un’interpretazione di Mosè, ovvero l’analisi del libro di Freud su Mosè (L’uomo Mosè e la religione monoteistica), tutta tesa a smontare la tesi freudiana.

5. Sbalordisce che ai libri più belli dell’Antico Testamento, quelli sapienziali e poetici, sia dedicato uno spazio irrisorio rispetto a quelli cruenti e sanguinosi dei profeti e dei re. A questo proposito, passando dall’autore alla materia del libro, sconvolge notare di quanta violenza sia intrisa: violenza nei sacrifici, violenza nelle vendette divine, violenza fratricida e tra fazioni, violenza bellica tra nazioni, scannamenti e stragi di uomini, donne e bambini, spesso comandati dallo stesso Iaveh, che suscitano un moto di rigetto e repulsione, e che avvicinano pagine e vicende dell’antico ebraismo a quelle del Corano e dell’Islam per violenza e osservanza letterale delle prescrizioni, assai lontane dal Cristianesimo, che ha interrotto la pratica dei sacrifici cruenti e del letteralismo legalistico.

6. Di contro, si può dire che ci sono pagine che illuminano in maniera straordinaria il senso di tanti passi e di tante vicende: per esempio, quelle sull’inesistenza del rapporto tra elezione e merito e tra punizione e demerito (rispettivamente Abramo e Giobbe), sui sacrifici, sui primogeniti e l’elezione, anche quelle sulla “decostruzione” del testo freudiano, ancorché molto ridondanti, e soprattutto quelle del capitolo XI (Intorno al tempio distrutto) sul passaggio dall’ebraismo sacerdotale e sacrificale e quello rabbinico, una vera cesura, parallela all’affermazione del Cristianesimo.

FLAVIO GIUSEPPE. Un quadro storico che conferma lo scenario di forsennata violenza che permea la storia del popolo eletto è fornito dalla Guerra giudaica. Flavio Giuseppe, un ebreo di nobile stirpe sacerdotale, nonché capo dei ribelli al dominio romano al tempo della seconda distruzione del tempio, finirà col passare al servizio dei romani e a cercare di convincere i giudei estremisti a desistere dai propositi suicidi di ribellione e a coesistere pacificamente coi conquistatori. Sulla sua figura, lo storico Paul Vidal Naquet scrisse un saggio assai interessante sul buon uso del tradimento. La narrazione della storia giudaica dal II secolo aC alla distruzione del tempio e alla tragica fine della resistenza di Masada, nel 73-74 dC, è costellata di vicende di inaudita violenza tra popoli e tra fazioni del popolo ebraico, di guerre fratricide, di uccisioni di padri, figli e fratelli, soprattutto nelle famiglie reali, di innumerevoli stragi, talché è difficile sottrarsi alla domanda su come sia potuto sopravvivere un popolo segnato da tali vicende.

CARRÈRE. Tutt’altro clima ci offre il libro di Carrère, sia per la materia (qui si tratta della narrazione delle vicende di Gesù e degli evangelisti), sia per il carattere e la prosa dello scrittore, che è anche sceneggiatore televisivo, e dunque interessato anche a sceneggiare, per così dire, le vicende degli apostoli e degli evangelisti, a creare cioè una narrazione che non solo miri ad illustrare parole e storie del Nuovo Testamento, ma soprattutto a rendere il molto non detto, la vita quotidiana, i caratteri, i pensieri, i fatti non riportati nei testi, ma che possono essere ragionevolmente ricostruiti, con l’aiuto dell’immaginazione, sulla base di quel che è scritto e si sa. Né teologia, né filologia in senso stretto, ma vicende umane dei testimoni del divino, un tentativo di rendere la loro umanità e dunque anche le differenze di carattere e di cultura, di comprendere il senso dei conflitti tra loro (Pietro e Paolo, Luca, Giovanni), di rendere in particolare la complessa personalità di Paolo. Il tutto da un punto di vista, quello dell’autore, altrettanto complesso, e intrecciato con le vicende di una sua precedente conversione, poi superata, ma senza che questo lo collochi in una posizione di laico distacco “scientifico”, tanto più che le vicende autobiografiche, segnate da un marcato narcisismo (reso con piglio lieve e autoironico), divengono esse stesse materia e mezzo di interpretazione delle conversioni del tempo di Gesù.

Materia divina, dunque, ma tratteggiata attraverso le vicende umane, molto umane, dei protagonisti, come chiave ermeneutica dei testi, attraverso una scrittura scorrevole e accattivante e una sceneggiatura credibile, anche quando azzardata. Tutto il contrario della scrittura di Calasso, che punta a un’ermeneutica basata sullo scavo filologico ed enigmatico, di difficile degustazione.

6 febbraio 2022



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