Si tratta di un trattatello pubblicato postumo e, in Italia, per la prima volta nel 1991 per i tipi di Adelphi e la traduzione di Nicola Curcio e Franco Volpi.
Per quanto nella trattazione dei termini
logici Schopenhauer si riferisca per lo più ad Aristotele, egli usa il termine
dialettica, o dialettica eristica, in un senso diverso dal grande greco, che
distingueva tra dialettica ed eristica. Qui l'autore invece usa il termine
dialettica in senso del tutto negativo, in parte rifacendosi a Kant, come arte
del disputare per ottenere ragione, a prescindere dalla verità.
Correttamente, Schopenhauer distingue tra la verità oggettiva di una proposizione e la sua approvazione da parte dei
contendenti e degli uditori. Ma, come si può vedere nel testo pubblicato in
questa pagina accanto alla copertina, egli, invece di analizzare innanzitutto
gli eventuali errori logici che possono indurre a una conclusione errata (come
fa Aristotele nei Topici e negli Elenchi sofistici), subito passa dal piano
logico a quello psicologico o antropologico, attribuendo alla naturale
cattiveria umana le ragioni degli errori, che diventano dunque solo stratagemmi
per vincere nella scherma dialettica.
E dunque analizza e offre al lettore 38
stratagemmi di vario tipo, in gran parte tratti da Aristotele, talvolta
rielaborati, al solo fine di attaccare o difendersi in una disputa, a prescindere
dalla correttezza logica degli argomenti.
Ancora una volta, il radicale pessimismo
schopenhaueriano finisce per guastare anche le sue più brillanti elaborazioni.
Chiude il libro una postfazione del
sempre ottimo Franco Volpi, un saggio di una quarantina di pagine, intitolato
"Schopenhauer e la dialettica", che ripercorre le avventure del
termine, con i suoi capovolgimenti di significato, da Zenone a Socrate, Platone
e Aristotele, da Marziano Capella agli umanisti, da Cartesio a Kant, sfiorando
Hegel, infine a Schopenhauer. Un saggio che vale da solo l'acquisto del libro.
4 marzo 2023


"Correttamente, Schopenhauer distinguere". Distingue, credo.
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