lunedì 2 settembre 2024

Karl R. Popper
La ricerca non ha fine. Autobiografia intellettuale
Armando Editore, 1976, pp. 251

Karl Popper ha attraversato quasi per intero il XX secolo (nato a Vienna nel 1902, morto nel Regno Unito nel 1994), con le sue guerre e le sue tragedie, l’affermarsi dei totalitarismi e la loro fine, la nascita delle rivoluzionarie teorie fisiche (relatività, quanti). Ma il testo è un’autobiografia intellettuale e tocca gli eventi storici solo in quanto occasione di maturazione delle convinzioni politico-filosofiche dell’autore e della genesi di alcuni suoi importanti testi (Miseria dello storicismo, La società aperta e i suoi nemici). Mentre la gran parte è dedicata alla formazione delle sue teorie epistemologiche, maturate nel confronto con grandi personalità scientifiche e filosofiche. E’ impressionante constatare con quanti scienziati, storici, filosofi, e di che levatura, Popper abbia discusso a tu per tu di fisica, matematica, logica, biologia, filosofia, storia, politica e persino musica, e colpisce molto l’atteggiamento aperto e mai dogmatico del filosofo.

Essenziali sono naturalmente le discussioni che portano alla formazione della teoria della conoscenza e della scoperta scientifica, in un confronto serrato col Circolo di Vienna (Popper conobbe personalmente e discusse con Hahn, Carnap, Schlick, Feigl, Menger, Hempel, ma anche Tarski, Russell e molti altri) e in questo contesto nascono la critica dell’induzione, la critica della verificazione, i concetti di falsificazione e falsificabilità e di corroborazione e tutta la concezione esposta prima nella Logik der Forschung e poi nella sua successiva, rivista e ampliata edizione inglese (The Logic of Scientific Discovery).

Nel secondo dopoguerra invece ha modo di conoscere direttamente grandi fisici (Einstein, Schrödinger e altri), con i quali discute problemi fisici complessi con forti connotazioni filosofiche, come la realtà del tempo e il cambiamento, l’irreversibilità o meno dei processi fisici, l’entropia e il significato della vita, induzione e deduzione, meccanica quantistica e interpretazioni soggettivistiche, probabilità e propensione. Molte di queste discussioni sono difficilmente accessibili ai non specialisti (e, a quanto pare, non sempre comprensibili agli stessi grandi fisici) e non posso dire di averle comprese tutte.

Nella parte finale Popper affronta alcuni argomenti di grande interesse, come la teorie dei 3 mondi, il mind-body problem e la questione del rapporto fatti-valori (su quest’ultima trovo più efficace Max Weber, benché più esposto all’irrazionalismo).

Nel complesso, Popper è uno dei filosofi a mio parere più interessanti e più convincenti per le seguenti ragioni:

1. Pur essendo essenzialmente un epistemologo, un filosofo della scienza, non è uno scientista, non disprezza la metafisica, anzi ne esalta le grandi doti di feconda matrice di teorie scientifiche e sottolinea che queste ultime hanno bisogno di una cornice metafisica, tanto da parlare di programmi di ricerca metafisica a proposito di quelle teorie, come l’evoluzionismo darwiniano, non provabili ma feconde.

2. La sua epistemologia è esente da riduzionismi positivistici, neopositivistici, idealistici, soggettivistici e linguistici, optando decisamente per il realismo gnoseologico.

3. La sua epistemologia, benché falsificazionistica, dunque assertrice del fatto che non esiste una conoscenza certa e definitiva, è tuttavia antirelativistica e assertrice dell’esistenza della verità.

4. L’epistemologia popperiana si salda con la più ampia teoria della conoscenza e con le sue teorie politiche antitotalitarie in modo coerente e convincente.

Uniche perplessità restano per me la sua categoria di storicismo (assai diversa da quella neokantiana e da quella hegelo-crociana, e piuttosto equivoca) e l’applicazione della categoria di totalitarismo a teorie e realtà pre-moderne (con notevoli forzature nell’interpretazione di Platone ed Hegel). Tutto sommato, peccati veniali.

2 giugno 2022



7 commenti:

  1. 1. Boltzmann muore suicida a Duino il 4 settembre del 1906, quando Popper aveva quattro anni. Difficile che si siano incontrati, impossibile poi nel secondo dopo guerra.

    2. L’inglese ha norme diverse dall’italiano per i titoli dei libri, aggettivi e sostantivi vogliono la maiuscola: The Logic of Scientific Discovery .

    3. Per gli anglofoni sarebbe mind-body problem e non body-mind problem.

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  2. 1. Corretto. Popper discusse, in particolare con Schrödinger, varie teorie di Boltzmann, ma non lo conobbe personalmente.
    2. Corretto.
    3. Esatto, ma nella letteratura scientifica italiana è ormai invalsa l'altra espressione.

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  3. https://scholar.google.it/scholar?q=mente+corpo+problema&hl=it&as_sdt=0&as_vis=1&oi=scholart

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  4. 3. "Nel corso del lunghissimo dibattito filosofico mente-corpo...". Questo lo ha scritto lei nella recensione a Helgoland.

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