martedì 1 ottobre 2024

Alessandro Manzoni
I promessi sposi 

Jorge Luis Borges
Finzioni

Sono allergico alle riletture. Mi pare di sprecare tempo prezioso, sottratto all'attività di riparazione delle colossali falle di ignoranza, che dovrebbe caratterizzare il tempo che ci resta. Tuttavia talvolta si cede, per qualche buona ragione. Così mi sono deciso ad affrontare IL romanzo italiano per eccellenza, croce e delizia (più croce che delizia) dei nostri studi adolescenziali. La spinta è stata il 150° della morte dell'autore, ma la ragione profonda era la mia convinzione antica che quel romanzo potesse essere goduto e compreso solo in età matura, se non senile, mentre era assolutamente incomprensibile, nel suo spessore, a un adolescente. La complessità della lingua (un esperimento inedito e non sempre riuscito di invenzione di una lingua italiana non regionale di quel tempo), la capacità di mettere insieme alla storia dei due fidanzati uno sfondo storico realistico (la dominazione spagnola, la peste), ricostruito con grande attenzione, nonché numerose vicende (piccoli romanzi nel romanzo), come quelle di fra' Cristoforo, dell'Innominato, della monaca di Monza, del cardinal Federigo, tutte sulla base di vicende vere, ricostruite con acribia documentaria, e di combinarle armonicamente nel quadro del romanzo, la capacità di penetrazione psicologica dei principali personaggi (don Abbondio, l'Innominato, ma anche Perpetua, donna Prassede...), la capacità di narrare con sottili sfumature, con ironia pungente e bonaria, di comporre quadri differenziati, complessi e contraddittori (i personaggi che fanno capo alla chiesa, per es.: don Abbondio, fra' Cristoforo, Federigo), la capacità di delineare la psicologia popolare e della folla (i moti milanesi), dipingendoci profeticamente populismi plebei ed elitari (sui moti, sugli untori), la capacità di ironizzare sulle misure populistiche e demagogiche fasulle e antimercato, tutto questo, insomma, ne fa meritatamente un grandissimo romanzo.

Certo, oggi non è sempre facile comprendere quella lingua, non è sempre agevole accettare il continuo intervento e i commenti dell'autore. Tomasi di Lampedusa diceva che ci sono scrittori magri e scrittori grassi, e non si riferiva al peso corporeo. Personalmente preferisco i magri, quelli dalla scrittura asciutta e che evitano interventi diretti nella narrazione. Ma nella storia della letteratura vi sono anche grandi scrittori grassi, e Manzoni è tra questi. I detrattori non mi hanno mai pienamente convinto. La critica alla presunta vena paternalistica e conservatrice, a parte il fatto che si riferisce a un motivo ideologico, che dovrebbe essere secondario nella critica letteraria, è anch'essa affetta da ideologia e per di più non coglie nel segno, perché estrapola dalla conclusione una parte sola del "sugo della storia", mettendo in secondo piano la portata critica di diverse parti centrali (contro gli abusi dei potenti, le ipocrisie di parte degli uomini di chiesa, ma anche le demagogie popolari ed elitarie, i pregiudizi, il giustizialismo).

Parallelamente, mi è piaciuto fare una rilettura di un testo che si presenta come l'esatto contrario del romanzo manzoniano, ovvero la raccolta di racconti che va sotto il titolo di Finzioni, di J. L. Borges. Borges è senz'altro uno scrittore magro, per usare la categoria di Tomasi di Lampedusa. Non scrive grandi romanzi ma piccoli racconti. Non pretende di avere il vero per soggetto, l'utile per scopo, l'interessante per mezzo, come Manzoni. Il titolo è tutto un programma. Ci parla di libri come se fossero veri, ma non sono mai esistiti. Li riconduce ad autori e li fa corifei di dottrine realmente esistite, in un turbinoso intreccio di vero e immaginario da cui è difficile districarsi. Anche Borges ricostruisce scrupolosamente, ma insieme con filosofie e metafisiche riportate con grande erudizione, mescola testi e personaggi frutto della sua immaginazione. "Pierre Menard, autore del Chisciotte", "La lotteria di Babilonia", "La biblioteca di Babele", "Funes o della memoria" restano racconti memorabili, stupefacenti e iconici. Questa pure è grande letteratura, ma agli antipodi di quella manzoniana.

Grande è la confusione sotto il cielo della letteratura, ma per fortuna la varietà porta frutti eccellenti.

29 giugno 2023


 



3 commenti:

  1. Quando Victor Hugo fu proposto come candidato per l’Académie Française, nel 1841, nemmeno lui poté sottrarsi al rituale giro di visite ai membri della prestigiosa istituzione. Tra coloro ai quali dovette chiedere sostegno c’era il filosofo Pierre-Paul Royer-Collard. Seduto davanti a lui, Hugo iniziò a elencare e commentare le proprie opere, ma alla menzione de Il Gobbo di Notre-Dame (1831) o Ruy Blas (1838), romanzi all’epoca già famosi, l’anziano filosofo non dava il minimo cenno di riconoscimento. Dopo altri inutili tentativi di citare qualcosa di cui il vegliardo avesse sentito parlare, Hugo esasperato esclamò: “Ma Monsieur, lei sicuramente legge, non è vero?”. Al che Royer-Collard rispose seraficamente: “Mio caro ragazzo, alla mia età non si legge, si rilegge”.

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    1. Non sarebbe ormai il caso di uscire dall'anonimato, mio caro e assiduo interlocutore?

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    2. L'anonimato, si fa per dire, ha una lunga e nobile tradizione...

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