Contemporaneamente alle letture più impegnate, mi piace dilettarmi con alcune più distensive e piacevoli. E così ho esaurito nel giro di qualche mese l'opera omnia di Conan Doyle su Sherlock Holmes.
Questa edizione Mondadori contiene, come
dice il titolo, tutti i romanzi, che sono quattro (Uno studio in rosso, Il segno
dei quattro, Il mastino dei
Baskerville e La valle della paura),
e tutti i racconti, che sono ben 56, pubblicati in cinque raccolte: Le avventure di S.H., Le memorie di S.H. (che contiene il
racconto “Il problema finale”, in cui il protagonista muore insieme con
l'acerrimo nemico prof. Moriarty), Il
ritorno di S.H. (come nelle serie televisive odierne, il protagonista
ritorna in vita dopo una morte apparente), L'ultimo
saluto di S.H. e infine Il taccuino
di S.H.. In quest'ultima raccolta abbiamo i due soli racconti in cui il
narratore è Holmes stesso e un racconto in cui vi è un narratore anonimo,
mentre in tutti gli altri, come si sa, il narratore è il suo amico e
collaboratore dott. Watson.
Le indagini del famoso detective non
solo hanno conquistato milioni di lettori, ma hanno ispirato moltissimi film e
hanno trovato anche l'attenzione di diversi studiosi, tra i quali Umberto Eco.
Il suo Guglielmo da Baskerville, protagonista del romanzo Il nome della rosa è con tutta evidenza ispirato al nostro
detective, come si può notare dal toponimo, oltre che dal metodo investigativo.
A proposito di quest'ultimo, è noto che
Sherlock Holmes lo qualificava come metodo deduttivo, sorretto da
un'osservazione minuziosissima. Una sorta di dichiarazione di metodo si trova
nelle prime pagine del primo romanzo, e si intitola proprio "La scienza
della deduzione". In realtà, anche in questo caso, Eco (ma non solo lui)
ha messo sotto la lente analitica S.H. In un libro del 1983 scritto con Thomas
A. Sebeok, Il segno dei tre: Holmes,
Dupin, Peirce, Eco ha fatto notare che il procedimento investigativo del
noto detective non è propriamente la deduzione, bensì l'abduzione, un
procedimento logico differente. Non entriamo qui nel merito dell'analisi logica
di Eco, che riprende Aristotele, Peirce, Voltaire, distingue 4 tipi di
abduzione (ipercodificata, ipocodificata, creativa e meta-abduzione) e mostra
l'uso di questi vari tipi, ma soprattutto della meta-abduzione, nel metodo di
Sherlock.
Pochi anni prima del saggio di Eco, nel
1979, anche lo storico Carlo Ginsburg ne aveva fatto oggetto di studio nel
saggio Spie. Radici di un paradigma
indiziario, in cui avvicinava il metodo di S.H., come anche quello di
Freud, al "modello della semeiotica medica, ovvero la disciplina che
permette di diagnosticare le malattie inaccessibili all'osservazione diretta
sulla base di sintomi superficiali, talvolta irrilevanti agli occhi dei profano
- il dottor Watson, per esempio".
Da ultimo una curiosità campanilistica:
nel racconto "L'avventura del cerchio rosso", contenuto nella
penultima raccolta, è citata la città di Bari, luogo in cui due protagonisti
della vicenda si sposano prima di andare in America.
25 settembre 2023

Nessun commento:
Posta un commento