martedì 8 ottobre 2024

Sándor Márai
La donna giusta
Adelphi 2004, pp. 441

Di Márai avevo già parlato su queste pagine recensendo Le braci.

La donna giusta è un romanzo con una struttura particolare: si compone di 4 monologhi (apparentemente dialoghi con un interlocutore però non parlante, o le cui parole sono riportate di riflesso dal monologante) in qualche modo incatenati, ma i primi due costituiscono la prima edizione del libro, pubblicato in Ungheria nel 1941, mentre il terzo fu aggiunto per l'edizione tedesca del '49, rielaborato e pubblicato con l'epilogo (quarto monologo) nell'edizione definitiva del 1980, questa di Adelphi.

La vicenda ruota essenzialmente intorno al doppio matrimonio di un ricco borghese di Budapest, Peter, ma spazia con profondità sui temi dell'amore, della vita, delle relazioni matrimoniali, della storia, della guerra, della borghesia, del comunismo, del consumismo, della cultura.

Il primo monologo è della prima moglie di Peter, Marika, donna bella e raffinata, di estrazione borghese pure lei, ma di modesta ricchezza, che racconta a un'amica la storia della relazione con Peter, la difficoltà di entrare nel suo intimo, la freddezza e il distacco dell'uomo e della sua asettica educazione altoborghese, la nascita e la morte del figlio e la scoperta di un amore segreto (ma mai consumato) con la cameriera di famiglia, una donna di origini poverissime, ma che esercita un fascino segreto e indecifrabile sul marito. La donna, Judith, affrontata da Marika, abbandona la casa e va via in Inghilterra. Questo non impedisce il fallimento del matrimonio e la realizzazione dell'unione di Judith e Peter. Ma anche questo matrimonio fallisce, sia perché si replicano le stesse difficoltà di comprensione autentica tra i due, sia perché Judith in realtà odia il marito di una sorta di sotterraneo odio di classe e lo deruba segretamente.

Il secondo monologo racconta queste vicende con la voce di Peter, dalla sua prospettiva. Nello sfondo, le vicende della storia ungherese dalla prima alla seconda guerra mondiale.

Il terzo monologo è quello della seconda moglie, che ha come interlocutore il suo giovane amante, un batterista spiantato che lei mantiene, ed è ambientato a Roma, dove lei si era rifugiata nel dopoguerra per seguire uno scrittore amico di Peter, altro protagonista di rilievo della vicenda, più che altro per le sue considerazioni esistenziali sulla borghesia e la cultura. Questo monologo è molto ricco e significativo, ma ha il limite di porre considerazioni complesse, con un lessico e una sintassi che riesce difficile riconoscere sulla bocca di un personaggio come Judith, almeno per come è stata caratterizzata.

L'epilogo è un monologo dell'amante di Judith, espatriato dall'Ungheria in America, perché si era rifiutato di fare la spia del partito comunista nel suo ambiente, che ha abbandonato il suo sogno artistico e ora fa il barista a Manhattan, e che racconta de relato le vicende di Judith e di Peter, dello scrittore, dell'Ungheria comunista e dell'America dei consumi di massa. Nel bar incontra anche il vecchio e malandato Peter, con ciò chiudendo idealmente il cerchio del racconto.

Márai si conferma un grande scrittore, con una notevole originalità di scrittura (dialoghi apparenti, monologhi con flusso di coscienza e linguaggio mimetico aderente al personaggio - salvo l'appunto che abbiamo fatto su quello di Judith), capacità di spaziare su tematiche esistenziali, storiche, politiche, in maniera mai banale. Sullo sfondo guerre e dopoguerra, Budapest, Roma, New York.

3 agosto 2023



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