martedì 12 novembre 2024

Cormac McCarthy
Il passeggero
Einaudi, pp. 387

Una lettura difficile ed esaltante.

Difficile. Perché la scrittura è assolutamente ellittica. 1. Lo è il racconto, in cui sono sottintese troppe cose, parte delle quali riesci a intravedere o intuire solo dopo molto tempo e in modo indiretto: l'amore (platonico?) assoluto del protagonista, Western, per la bellissima sorella, intelligentissima mente matematica, ma schizofrenica, morta suicida giovanissima; la vicenda del recupero di un jet su un fondale marino (il protagonista è un sommozzatore), in cui manca un passeggero, ragione per cui Western viene perseguitato da due ignoti agenti e per cui è costretto ad andarsene all'estero, ma che rimane oscura negli esiti; gli accenni al padre, matematico anche lui e membro del team di Los Alamos, che porterà alla costruzione della bomba atomica; gli amici che compaiono rapsodicamente in dialoghi enigmatici, e che non si riesce a capire bene chi sono, cosa c'entrano con la storia principale, ecc. 2. Lo è la scrittura: dialoghi sincopati, gergali, senza virgolette, senza distinzione tra frasi dette direttamente, frasi raccontate e descrizioni; racconto in cui si susseguono le vicende, i flashback, i sogni e gli incubi, le allucinazioni. 3. Lo è per i linguaggi specialistici che caratterizzano molte parti: linguaggio matematico, teorie fisiche, aviazione, motori, guerra, immersioni subacquee, che hanno richiesto l'intervento di specialisti anche in sede di traduzione, già di per sé impresa ciclopica della bravissima Maurizia Balmelli. 4. Lo è per l'alternarsi dei capitoli tra la vicenda del protagonista e le allucinazioni della sorella, regolarmente "visitata" da personaggi di vario genere, capeggiati da un piccolo focomelico chiamato il Kid con cui intrattiene conversazioni surreali, ma brillanti, intelligenti e svitate.

Esaltante. Perché, anche senza sapere chi è McCarthy, si capisce subito di aver a che fare con grande letteratura, che fonde vita, filosofia, matematica, fisica, teologia, in intrecci dialogici di grande maestria, brillante orchestrazione, alternando disperazione e speranza, depressione e gioia di vivere, cogliendo la bellezza di piccole cose.

Un esempio di conversazione fisico-filosofica brillantemente ucronica:

"Sta di fatto che il concetto di particelle puntiformi è del tutto contrario al senso comune. Qualcosa c'è. La verità è che non abbiamo una buona definizione di particella. In che senso un adrone è 'composto' di quark? Questo tentativo di riduzionismo è forse una dimostrazione? Non lo so. Sulla meccanica quantistica l'opinione di Kant è che - cito - 'non si adatta alle nostre facoltà cognitive'.
L'opinione di Kant sulla meccanica quantistica.
Esatto.
Gesù, Western.
Non penserai che stesse parlando del soprannaturale, vero?
È poco probabile".

Laddove ovviamente bisogna conoscere le argomentazioni di Kant contro la metafisica e comprendere che il protagonista le sta utilizzando come se anticipassero obiezioni contro la meccanica quantistica. Con una vena di umorismo.

A un certo punto c'è tutta una ricostruzione della vicenda dell'assassinio di Kennedy, dei suoi irrisolti enigmi e dei legami della sua famiglia con la mafia, con una minuziosa dissertazione balistica sui proiettili e i rispettivi effetti, sulle ragioni per cui non si poteva dare una versione diversa della vicenda, ecc. Ovviamente la cosa non ha un significato giornalistico, ma è pura letteratura, racconto funzionale al racconto, se si può parlare di funzionalità in un racconto così ellittico ed enigmatico.

23 marzo 2024



 

Nessun commento:

Posta un commento

Giuliano da Empoli Il Mago del Cremlino Mondadori, pp. 273 La messinscena del potere nell’abisso russo C’è un momento preciso, nelle pagin...