giovedì 12 dicembre 2024

Thomas Schlesser
Gli occhi di Monna Lisa
Longanesi, pp. 427

Lisa, una bambina parigina di dieci anni, è improvvisamente colpita da un episodio di temporanea cecità totale, che spinge i genitori ad una serie di accertamenti sanitari, tramite i quali però non riescono a risalire a una causa plausibile, né a definire una prognosi. L'oculista consiglia una serie di sedute psichiatriche, ma il nonno Henry, che si offre di accompagnare la nipotina dallo psichiatra, decide invece di farle vedere alcune opere d'arte nei musei parigini, prima che l'eventuale sopravvento della cecità le impedisca di godere della visione di quanto di più bello ha prodotto l'uomo.

Così ogni settimana, per un intero anno, nonno e nipote visitano il Louvre, il museo d'Orsay e il Beaubourg, focalizzando l'attenzione di volta in volta su una singola opera d'arte, che la bambina deve osservare attentamente per scoprirne il senso e il messaggio, guidata dalla maieutica del nonno. 52 opere d'arte, 52 capitoli, oltre a un prologo e un epilogo.

I capitoli sono divisi in due parti: la prima segue le vicende della vita quotidiana, scolastica e sanitaria della bimba; la seconda è dedicata all'illustrazione dell'opera oggetto della visita settimanale.

L'idea è interessante e intrigante, tanto più che l'autore è un esperto, direttore della fondazione Hartung-Bergman, docente all'École Polytechnique, autore di biografie di pittori e artisti. Si può capire quindi come il romanzo sia diventato un caso editoriale mondiale, tradotto in venti paesi.

E certo vale la pena di leggerlo.

Ma non mi esimerò dal segnalare anche i difetti, almeno quelli che a mio parere sono tali.

1. La scelta delle opere d'arte appare piuttosto rapsodica, senza un filo di raccordo, a parte la scansione cronologica.

2. Il titolo di ogni capitolo è fatto dal nome dell'autore dell'opera, seguito da una frase che indica il messaggio. Per es.: "Botticelli, impara a ricevere", "Leonardo, sorridi alla vita ", "Raffaello, coltiva il distacco", ecc. Bene, anche il messaggio appare piuttosto rapsodico, non emerge da una caratteristica estetica, ma ora dal contenuto dell'opera, ora dalla vita dell'artista, ora dalla sua tecnica, ecc. Inoltre, tale messaggio in un caso è di tipo estetico, in un altro etico, in un altro ancora sapienziale, e così via.

3. Le opere sono riportate nella parte centrale del libro, ma riprodotte troppo in piccolo per poter apprezzare e seguire le descrizioni che ne fanno i protagonisti, i cui particolari e persino i cui colori sono spesso del tutto inaccessibili al lettore.

4. Spesso ci si chiede come si possa credere che una decenne intenda spiegazioni di questo tenore: "prendi le misure di ciò che sei con la tua fragile grandezza e la tua contingenza" (p. 77); "il materialismo è innanzitutto una visione del mondo secondo cui l'universo è composto solo di materia, perciò è inutile e illusorio occuparsi del divino, del trascendentale, come dicono gli scienziati" (p. 312), frase, oltre che incomprensibile a una bambina, è anche errata, dato che confonde il trascendentale col trascendente e mette in mezzo gli scienziati invece che i filosofi.

Per non parlare dell'implausibilità di espressioni attribuite alla bambina, per quanto edotta da tante visite museali: "qui è come in Leonardo. Mondrian stende sulla tela pennellate spesse per farci sentire che tutto vibra ed esiste" (p. 290).

La conclusione dell'opera è catartica.

10 luglio 2024



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