giovedì 9 gennaio 2025

 

AA. VV.

Intelligenza artificiale
Cos’è davvero, come funziona, che effetti avrà
A cura di Stefano Quintarelli
Prefazione di Piero Angela
Bollati Boringhieri, pp. 138. 

Questo agile libretto, scritto da un team di ricercatori esperti nei vari campi coinvolti dalla rivoluzione dell’intelligenza artificiale, coordinato da Stefano Quintarelli, esperto di comunicazione e informatica, presidente dell’Advisory group on advanced technologies per il commercio e l’e-business delle Nazioni Unite(CEFACT), componente del Gruppo di Esperti di alto livello sull’Intelligenza Artificiale per la Commissione Europea e presidente del Comitato di indirizzo dell’Agenzia per l’Italia digitale, affronta sinteticamente ma efficacemente le problematiche connesse all’intelligenza artificiale.

Il testo è diviso in sei capitoli e una conclusione, che affrontano nell’ordine: la storia dell’IA, le applicazioni, i grandi temi, l’etica dell’IA, il problema della fine del lavoro, il quadro giuridico.

Sul piano storico, ripercorre rapidamente la letteratura che si è occupata di macchine intelligenti o creature artificiali, da Filone di Bisanzio a Hobbes, da La Mettrie alla mitologia ebraica del Golem, da Karel Čapek (cui si deve il termine robot) a Isaac Asimov, elaboratore delle tre leggi della robotica. Passa poi in rassegna la cinematografia, da Metropolis a Terminator, da Frankenstein a Blade Runner, da 2001 Odissea nello spazio a Artificial Intelligence, da Trascendence a Nirvana a Matrix. E quindi affronta la vera e propria storia scientifica delle macchine intelligenti, alla rincorsa del tentativo di superamento del test di Turing. Qui è curioso apprendere che il primo chatbot, Eliza, realizzato nel 1964, simulava una seduta psicoterapeutica. Un altro, Parry, ideato da uno psichiatra, Kenneth Colby, implementava un modello di persona affetta da schizofrenia paranoide. I due chatbot si “incontrarono” e alla fine Eliza richiese un compenso di 399 dollari per la seduta! (pp. 21-22).

E’ noto che la potenza dell’IA è data soprattutto dalla velocità di accesso a una sterminata quantità di dati, la cui implementazione e produzione diventa vieppiù enorme. “si stima che siano stati prodotti più dati negli ultimi dieci anni che nell’intera storia dell’uomo” (p. 35). Ed è altrettanto noto che esistono due tipi di IA: IA ristretta, utilizzata per affrontare compiti specifici, come giocare a scacchi o guidare un veicolo, e “IA generale, che indica un sistema che riesce ad adattarsi in modo autonomo e a risolvere qualsiasi compito gli venga assegnato, indipendentemente dal contesto di inserimento” (p. 36). Mentre la prima “è già una realtà che pervade le nostre giornate i nostri spazi, l’IA generale è ancora un’utopia non raggiungibile, sia per limiti tecnologici che per mancanza di comprensione del funzionamento di molti meccanismi” (Ivi).

In ogni caso, si cerca di simulare il funzionamento delle reti neurali. Anche in questo caso la storia comincia diversi decenni fa, col tentativo di creazione di neuroni artificiali, col loro uso combinato, il loro training, ecc., che finisce per consentire una potenza di calcolo inimmaginabile, che consente di effettuare operazioni molto più rapide e precise degli umani più esperti, anche in campo medico, per es., con diagnosi più dettagliate e precoci, o nel campo della traduzione, dell’elaborazione delle immagini, del pilotaggio automatico e così via.

Ma il problema che si pone è: può l’IA essere equiparata all’intelligenza umana? Per quanto in molti casi essa sia molto più performante e potente, tuttavia “ha poco a che spartire con l’intelligenza come ognuno di noi la intende. E’ un modo di fare software basato su algoritmi ed elaborazioni statistiche, che manca totalmente – e non potrebbe essere diversamente – di alcuni aspetti caratteristici dell’intelligenza umana, come la capacità congiunta di astrarre e dedurre, di coinvolgere aspetti emotivi, di includere creatività, di essere autoconsapevole. Con un’affermazione paradossale, qualcuno ha detto che quando una IA sarà in grado di piangere i propri cari, allora si potrà dire realmente intelligente” (p. 57). Il tema è complesso e ci ritorneremo sopra in una prossima recensione al libro di Federico Faggin, Irriducibile.

Uno dei problemi più significativi e sensibili è naturalmente quello dell’etica dell’IA. Qui giustamente gli autori cercano di mettere ordine tra cose molto diverse, operando una distinzione tra Computer ethics (che comprende riflessioni sulla responsabilità dei programmatori e ingegneri informatici), Roboetica (volta a promuovere la produzione di tecnologie robotiche benefiche e allineare l’ingegneria robotica a standard morali e sociali), Etica delle macchine (tentativo di dotare i sistemi tecnologici della capacità di gestire in autonomia situazioni morali in modo soddisfacente) ed Etica dei dati (che si occupa di identificare e discutere questioni legate alla raccolta dei dati e alla loro analisi) (cfr. p 82).

Sul piano etico gli autori affrontano due problemi fondamentali: quello dell’uso e quello della non-neutralità degli algoritmi (pp. 87 sgg.), imbattendosi nel dilemma della responsabilità, che sorge quando nessun attore umano può essere ritenuto responsabile degli effetti causati dal funzionamento dell’IA. A tal proposito viene introdotto il concetto di controllo umano significativo (MHC, meaningful human control) non senza trascurare tutto il versante dei dilemmi etici e dei conflitti di valori.

La questione della mutazione del settore lavorativo in seguito alla rivoluzione dell’AI è affrontato senza allarmismi. Il titolo del relativo capitolo è indicativo: La fine del lavoro: una notizia grossolanamente esagerata, e la tesi è supportata da dati e argomentazioni piuttosto convincenti.

L’ultimo capitolo affronta il complesso problema della normazione relativa alla convivenza tra uomini e software, ai profili della responsabilità giuridica (ad esempio relativi a una diagnosi automatizzata che causa danni al paziente, oppure a un incidente causato da un mezzo a guida automatica), suggerendo una soluzione da articolare tenendo presente le norme che regolano per es. il settore farmaceutico (p. 134).

In conclusione, un libretto che spiega efficacemente una significativa molteplicità di aspetti della natura, delle applicazioni, delle opportunità e dei problemi dell’IA, senza cedere a semplificazioni banali, ad allarmismi o a facili entusiasmi, ma prospettando criticità e possibili soluzioni.

8 gennaio 2025



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