venerdì 28 marzo 2025

Cinema 01

 

Il Gattopardo

Film 1963

Serie Netflix 2025

Regia

Luchino Visconti

Tom Shankland (con L. Luchetti e G. Capotondi)

Sceneggiatura

S. Cecchi D’Amico, P. Festa Campanile, L. Visconti

R. Warlow, B. Walters

Don Fabrizio Corbera Principe di Salina

Burt Lancaster

Kim Rossi Stuart

Tancredi Falconeri

Alain Delon

Saul Nanni

Angelica Sedàra

Claudia Cardinale

Deva Cassel

Principessa Maria Stella (moglie di don Fabrizio)

Rina Morelli

Astrid Meloni

Calogero Sedàra

Paolo Stoppa

Francesco Colella

Concetta

Lucilla Morlacchi

Benedetta Porcaroli

Padre Pirrone

Romolo Valli

Paolo Calabresi

Colonnello Pallavicino

Ivo Garrani

 

Musiche

Nino Rota

Paolo Buonvino

E’ buona regola evitare di valutare un prodotto cinematografico principalmente in base alla fedeltà rispetto al romanzo da cui è tratto, ma è anche inevitabile la comparazione tra i due prodotti artistici.

Il film di Visconti è, nel suo campo, un classico anch’esso, come il romanzo, e come il romanzo ebbe un grande successo e fu addirittura paragonato a Via col vento. Ebbe le sue vicissitudini, non solo relative alla produzione (la Titanus fallì dopo quel film), ma anche al clima culturale: ogni epoca ha il suo politicamente corretto e negli anni ’60 forte era l’egemonia culturale comunista, che già aveva portato a far bocciare il romanzo da due grandi case editrici e che suscitava forti sospetti sul film, benché Visconti stesso fosse comunista, ancorché di lignaggio aristocratico. Questi però, che era fondamentalmente un esteta e non certo un seguace del realismo socialista, aggirò la diffidenza dei dirigenti del partito e degli intellettuali organici portandogli in visione una versione in cui aveva inserito scene di lotta di classe che poi espunse nella versione presentata al Festival di Cannes, dove vinse la Palma d’oro.

Il film, abbastanza fedele al romanzo, si ferma tuttavia alle vicende narrate nel capitolo sesto (il ballo a palazzo Ponteleone), quindi non parla della morte del principe di Salina.

Mitiche e inarrivabili rimarranno le interpretazioni di Burt Lancaster nel ruolo del protagonista e di Alain Delon in quello di Tancredi, ma anche di Claudia Cardinale nel ruolo di Angelica, di Paolo Stoppa in quello di don Calogero e di Romolo Valli in quello di padre Perrone.

La sceneggiatura è fatta da grandi professionisti. Le musiche di Nino Rota, belle ma non memorabili.

La serie di Netflix giunge dopo sessant’anni ed era inevitabile un’operazione di aggiornamento, per rendere l’opera più palatabile al pubblico odierno, sicché si allontana un bel po’ dal testo, forzando ad esempio il ruolo di Russo fino a farne sostanzialmente un mafioso, facendo morire drammaticamente il figlio grande del principe, inventando la prigionia, la quasi fucilazione e il riscatto di Tancredi a suon di corruzione del governatore, portando in convento la figlia maggiore Concetta e poi facendola uscire, e soprattutto centrando la serie non solo sul principe ma anche su Concetta, con una torsione proto-femminista, senza però eccessive forzature. Se il ruolo di Concetta risulta sicuramente molto più esaltato rispetto al romanzo, non si tratta di operazione del tutto priva di senso: una radice è nel testo stesso, quando ad es. nel capitolo II si dice: “Di lei gli piaceva la perpetua sottomissione, la placidità con la quale si piegava ad ogni esosa manifestazione della volontà paterna; sottomissione e placidità, del resto, da lui sopravalutata. La naturale tendenza che egli possedeva a rimuovere ogni minaccia alla propria calma gli aveva fatto trascurare di osservare il bagliore ferrigno che traversava gli occhi della ragazza quando le bizzarrie alle quali ubbidiva erano davvero troppo vessatorie” (p. 87). E calcando la mano su quel bagliore ferrigno, gli autori della serie hanno fatto di lei la coprotagonista dell’opera. Del resto il ruolo è reso straordinariamente credibile dalla magistrale e intensa interpretazione di Benedetta Porcaroli, una Concetta a fronte della quale quella interpretata da Lucilla Morlacchi nel film di Visconti appare una pallida comparsa. Considerazione analoga è da fare sulla moglie del principe. Anche qui, l’attrice della serie, Astrid Meloni, risulta molto più intensa, credibile e drammatica della Morelli di Visconti. Mentre sicuramente inarrivabile è Burt Lancaster nel ruolo del protagonista rispetto a Kim Rossi Stuart, che non sfigura certo, però… intanto non ha il fisico adatto, esile e non massiccio come don Fabrizio e costretto a recitare per tutto il tempo sui toni bassi per conferire autorevolezza al personaggio. Sarà stata una gran fatica. Certo, chi non conosce il romanzo e il film di Visconti non farà gran caso e tutto sommato il ruolo tiene. Resta da dire di Angelica. Beh, Deva Cassel (la figlia di Monica Bellucci) è splendida per bellezza e come figura forse è più aderente al testo della Cardinale di Visconti, anche se nella recitazione è più bambolesca e non riesce a rendere il tratto volgare dell'Angelica del romanzo, che alla Cardinale riusciva meglio; ma tutto sommato in una serie Netflix ci sta.

Chi invece non mi convince affatto è Saul Nanni nel ruolo di Tancredi, un ragazzo poco credibile e di dubbia recitazione. Solo a pensare a Delon, anche senza averlo visto all’opera, si capisce che non c’è partita. Il padre Pirrone di Romolo Valli è molto più credibile di quello di Paolo Calabresi, mentre Francesco Colella nel ruolo di don Calogero nella serie riesce a stare all'altezza di Paolo Stoppa nel Film.

Le musiche della serie, di Paolo Buonvino, belle ma non memorabili pure in questo caso.

Una menzione particolare meritano i cani: un plauso agli addestratori per il ruolo del meraviglioso alano nero del film, che diventa un levriero irlandese nella serie.

28 marzo 2025

   



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