mercoledì 9 aprile 2025

Marcello Veneziani
Senza Eredi. Ritratti di maestri veri, presunti e controversi in un'epoca che li cancella.
Marsilio, pp. 335


73 brevi ritratti raccolti in 64 capitoletti, alcuni dei quali contengono due o tre ritratti insieme, quasi vite parallele plutarchiane (come Eliade, Cioran e Ionesco, oppure Moravia e Pasolini, o  Scalfari e Montanelli, o Bocca e Pansa, o Negri e Tronti), seguito ideale dei cento ritratti di un altro libro di Veneziani, gli Imperdonabili, che già conteneva alcuni dei profili qui delineati, magari da un'altra prospettiva. Titolo e sottotitolo sono una sintesi eloquente dell'intento del libro, anche se non tutti questi personaggi sono cancellati nella nostra epoca, anzi alcuni sono persino santificati, benché forse in forma distorta.
La prosa di Veneziani è ricca di espressioni icastiche, di figure retoriche come paralleli, chiasmi, antinomie, giochi di parole, allusioni letterarie, che però non sono solo virtuosismi linguistici, ma contribuiscono a centrare sinteticamente i problemi, i concetti, le teorie, le vite, le esistenze con un marchio indelebile. Facciamo qualche esempio. "E' l'epilogo coerente di una società senza padre, poi diventata una società senza figli, società parricida e infanticida, all'insegna delle orfanità elettive" (p. 10), brillante richiamo goethiano. "L'iperconnessione tecnologica e l'ipoconnessione umana sono un tratto saliente della condizione presente, in cui la tecnologia fa compagnia a chi è solo e isola chi è in compagnia" (p. 19). "Il tempo è canaglia e galantuomo. Canaglia per quel che ruba, galantuomo per quel che restituisce" (p. 296). "Il naufragio della Provvidenza sullo scoglio del Fato è la sintesi simbolica della concezione verghiana della vita" (p. 98).
I ritratti, ordinati secondo una scansione cronologica, vanno da Ficino e Raffaello a Sermonti e Faggin, passando per Vico, Pascal, Kant, Lopardi, Manzoni, Nietzsche, Croce, Gentile, Heidegger, Florenskij, Pound, Tomasi di Lampedusa, Calasso, Sartori, Vattimo e tanti altri.
Spesso gli incipit o i titoli sono fulminanti e centrano icasticamente il bersaglio. Ad es.: "In principio fu Platone. Secoli dopo il suo transito terreno ebbe due figli: Plotino [...] e Agostino" (p. 27). "I cavalieri dell'apocalisse del pensiero moderno sono Marx il rivoluzionario, Nietzsche il sovrumanista, Stirner l'anarchico e de Maistre il reazionario" (p. 56). "Charles Baudelaire sognò il paradiso abitando a suo agio l'inferno" (p. 85). "Proust non anticipò il nostro tempo ma posticipò l'Ottocento" (p. 102). "Franz Kafka non si perdonò mai di esistere e si perseguitò con la scrittura. Si sentì sempre gettato nel mondo, come un insetto cosciente e inerme, schiacciato dalla vita dal potere e dall'insensata potenza del nulla" (p. 106). "Come Gesù Cristo, anche Eugenio Scalfari lasciò che a scrivere il suo Vangelo fossero gli apostoli" (p. 197). "In un mondo dominato da poteri forti e pensieri deboli, Joseph Ratzinger ha espresso un pensiero forte e un papato debole" (p. 250). "Vattimo, pensiero debole e allergie forti" (p. 270). 
Non si deve pensare però che queste fulminanti espressioni siano solo esprit e brillantezza di scrittore, ché, in realtà, hanno molto spesso più capacità di penetrazione di un lungo saggio. Sentite. "Dante e Leopardi sono il sole e la luna della nostra poesia, e anche del nostro pensiero poetante. Solare Dante che conclude i suoi versi della Commedia nel Paradiso evocando 'l'amor che move il sole e le altre stelle'. Lunare Leopardi, che alla luna dedicò inarrivabili contemplazioni poetiche e al tramonto della luna dedicò la sua ultima poesia" (p. 36). 
Interessanti le notazioni critiche anche nei confronti dei mostri sacri, come quando nota che il pur affascinante motto kantiano sul cielo stellato sopra di noi e la legge morale dentro di noi lasciava "un vuoto, un abisso, fra il cielo stellato e l'anima, cioè fra la trascendenza e la moralità non scorgeva nel mezzo il mondo, la storia, la terra, i legami comunitari, la famiglia, le eredità, la vita, la sua era in breve la fondazione metafisica, cosmica e morale, dell'individuo solitario, nella sua nordica, glaciale e siderale desolazione" (p. 49); o quando segnala l'analogia tra le il Saggio storico sulla rivoluzione di Napoli di Vincenzo Cuoco e le Riflessioni sulla Rivoluzione francese di Edmund Burke; o quando dice di Nietzsche: "per lui si può coniare una nuova definizione: non è filosofo ma biosofo, scopritore delle sorgenti sanguigne della vita e pensatore della vita come senso della terra e destino umano. Pensatore a fil di vita, fondatore moderno della biosofia" (p. 90).
Veneziani riesce a cogliere in un'immagine l'essenza di un autore. Parlando di Proust, per esempio, dice che "coltiva la gigantografia del dettaglio [...] non c'è storia nella sua opera; solo il pallido, marginale riflesso ad personam" (p. 102); "egli ha percorso in retromarcia il Novecento e ha guardato il mondo dallo specchietto retrovisore" (p. 103). Ogni ritratto ci fa penetrare con rapidi bagliori il cuore pulsante di un autore, illuminandone l'essenza, le contraddizioni, i tratti reconditi, le verità nascoste o dimenticate, i limiti e le grandezze.
Naturalmente questi ritratti illuminano anche il carattere dell'autore, la sua biblioteca, la sua formazione culturale, largamente influenzata dal pensiero conservatore e, nelle sue lontane radici, reazionario e fascista. E' inevitabile, ciascuno di noi ha avuto una formazione giovanile. L'importante è farci seriamente i conti e Veneziani li ha fatti e li fa largamente, che si tratti di Evola, Dugin, De Benoist, egli non risparmia l'analisi delle contraddizioni, delle incoerenze, dei pericoli del loro pensiero.
Tuttavia, al termine della lettura si resta con l'impressione di un vuoto. Manca qualcosa, anzi sono almeno due le assenze clamorose. E non parliamo di assenze individuali, perché è evidente che in una galleria di personaggi chiunque può giocare il facile gioco delle grandi assenze. No, parliamo di intere categorie: una disciplinare e una geografica. In tutta la galleria non c'è un solo economista: Non Smith, Ricardo o Marx, non Keynes o Milton Friedman, nessuno. E non c'è nemmeno un americano: non uno scienziato, non uno scrittore, non un regista, non un artista. E nel secolo appena trascorso gran parte della produzione culturale è passata per l'America. Ora uno si chiede: si può comprendere qualcosa del mondo moderno senza l'economia e senza l'America? Si capisce che Veneziani, formato alla scuola della rivoluzione conservatrice e del comunitarismo è in polemica permanente con l'individualismo, i poteri forti della finanza e dell'economia, l'americanizzazione del mondo ecc., tutte cose che certamente hanno un nesso con l'economia politica e gli Stati Uniti. Ma ci si può esimere dal fare seriamente i conti col mondo moderno con senso critico e non puramente polemico, finendo, come diceva Hegel, col mettere il broncio al proprio tempo?

9 aprile 2025



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