mercoledì 17 settembre 2025

Gilbert Keith Chesterton
Le avventure di un uomo vivo
traduzione di Emilio Cecchi
De Agostini, pp. 173.

Si resta piuttosto sorpresi dallo stile narrativo di Chesterton in questo che non si sa come classificare, se romanzo filosofico o una favola apologetica.
In una tranquilla piccola pensione con pochi ospiti di entrambi i sessi irrompe a un tratto in maniera turbolenta e inconsueta un personaggio pittoresco, poi identificato come Innocenzo Smith, che col suo comportamento tra il ridicolo e il funambolico lascia pensare trattarsi di un pazzo. Uno scienziato, il dott. Warner, avvisato dalla proprietaria, giunge alla pensione, accompagnato dal criminologo americano Pym, e pretende di portar via lo Smith, accusato di vari crimini, tra cui omicidio, furto, abbandono di famiglia e poligamia. Il Warner si becca due pistolettate sul cappello e questo conferma la sua tesi sulla pericolosità dell'accusato. Nel frattempo Smith aveva chiesto in moglie una delle pensionande e spinto i due maschi presenti a dichiararsi a due donne. Si istruisce una sorta di processo domestico, sulla falsariga di consuetudini feudali britanniche, con tanto di arringhe dell'accusa e della difesa, con produzione di prove e testimonianze e un inatteso finale, che va lentamente  profilandosi nelle arringhe conclusive.
All'inizio sembra di assistere a vicissitudini piuttosto grottesche e improbabili, ma nella seconda parte, man mano che si snoda la narrazione e si profila "il sugo della storia", si comprende meglio la vicenda. La scrittura è condita dal caratteristico humor britannico oltre che da una retorica tipica del periodo, resa alla perfezione dalla traduzione, ancorché un po' antiquata, del Cecchi.
Significativi gli spunti filosofici. Quello, ad es. del rapporto tra libertà e istituzioni: "Gli uomini sono eccezionalmente alacri e inebriati di libertà e di ispirazione, devono sempre finire, e finiscono sempre, col creare istituzioni. E questo è vero di tutte le chiese e repubbliche della storia, come è vero del più comune giuoco di società e del più ingenuo girotondo campestre. Non si è mai liberi finche un'istituzione non venga a liberarci; e la libertà non esiste finché non sia dichiarata di autorità" (p.40). 
Ma la polemica principale si rivolge contro il pessimismo nichilistico di molti intellettuali del tempo, ragion per cui Smith mette la pistola alla tempia di alcuni di essi e tira pistolettate consapevolmente fuori bersaglio per suscitare l'attaccamento alla vita: "In certe epoche strane, è necessaria un'altra specie di preti, chiamati poeti, per ricordare agli uomini che ancora non son morti. Ma gli intellettuali fra cui vivevo non eran vivi nemmeno quel tanto che ci vuole per aver paura della morte. Non avevan sangue abbastanza nemmeno per esser codardi. Finché non si metteva loro sotto il naso la canna d'una pistola, non si rendevan conto d'esser nati" (p. 127). 
Ma questo è un abito antico di tanti intellettuali, oggi più che mai in vita, che nessuna apologetica cristiana, per quanto brillante, riesce a sradicare.

17 settembre 2025



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