Herzog
Mondadori, pp. 432
Herzog è uno scrittore e accademico ebreo americano che, a seguito del divorzio dalla seconda moglie, è colto da una nevrotica epistolomania, sicché in ogni dove si trova a scrivere lettere che non spedirà mai ad amici, parenti, personalità accademiche, politici, scrittori, filosofi, viventi e non, a cui pone domande, espone obiezioni e considerazioni, lancia imprecazioni e porge scuse, alla ricerca di un senso della vita e della sua identità. Tra i destinatari, oltre a ex mogli, figli, amici, amanti, psicoterapeuti, troviamo ad es. governatori, generali, presidenti degli Stati Uniti, filosofi come Heidegger, Teilhard de Chardin, Jouvenel, Nietzsche e persino Dio!
Le vicende del protagonista indicano con evidenza che si tratta per molti versi dell'alter ego dello scrittore: un ebreo cresciuto in Canada e vissuto a lungo a Chicago, figlio di genitori emigrati dalla Russia, pluridivorziato, tradito dalla seconda moglie col suo migliore amico, ecc. Il racconto ondeggia tra l'epistolomania compulsiva che tratta rapsodicamente i più diversi argomenti, senza un filo logico, e intensi flashback biografici (e biografico-familiari) tra Pietroburgo, Egitto, Canada, Usa.
Anche linguisticamente ci troviamo di fronte a frequenti incursioni di espressioni francesi, tedesche, russe, spagnole, ebraiche, yiddish (nelle varie versioni). Quasi ogni lettera dà il la a flashback biografici con andirivieni temporale e alternanza tra prima e terza persona. Il racconto, infatti, ha una caratteristica particolare: spesso è strutturato come un flusso di coscienza in terza persona (raccontato cioè dal narratore, non dal protagonista, come una sorta di erlebte Rede) che però passa repentinamente nella prima persona e poi di nuovo nella terza e così via.
Della buffa nevrosi epistolare di Herzog traspare però una profonda conoscenza dei maggiori filosofi, sociologi, psicologi, anche se le sue elucubrazioni oscillano tra pedanteria e acutezza non priva di ironia. "Caro Doktor Professor Heidegger, vorrei sapere cosa intende con l'espressione 'caduta nel quotidiano'. Quando ha avuto luogo questa caduta? Dove stavamo noi quand'è avvenuta?".
Non mancano pungenti stoccate ai tic radicali e alle "ambiguità degli intellettuali, e cioè il fatto che le persone civili odiano e detestano la civiltà che rende loro possibile la vita. Ciò che essi amano è una condizione umana immaginaria inventata dal loro stesso genio e che credono essere l'unica vera, l'unica umana realtà. Che strano! Ma la parte meglio trattata, la più favorita e la più intelligente di qualsiasi società è spesso la più ingrata".
Ma il dialogo immaginario con gli interlocutori affronta spesso temi filosoficamente e scientificamente anche molto complessi, sicché i densi riferimenti culturali delle lettere rendono il romanzo, peraltro molto godibile, talora abbastanza ostico per il lettore comune. In qualche tratto ricorda l'Ulisse di Joyce, da un personaggio secondario del quale peraltro è tratto il nome del protagonista.
18 gennaio 2026

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