Rileggendo i Buddenbrook. Non ho intenzione di fare una recensione. Mi limiterò a qualche nota per così dire laterale, che mi è venuta nel corso della lettura.
1. La prima cosa che viene in mente è la
stupefacente capacità di uno scrittore giovanissimo (Mann aveva 25-26 anni
quando ha scritto il romanzo) di esprimere sentimenti, pensieri, meditazioni
che uno immaginerebbe scritti solo da un uomo vecchio e pieno di esperienza di
vita, mai da un giovane.
2. Il romanzo fu pubblicato nel 1901.
Max Weber pubblicò L'etica protestante e lo spirito del capitalismo 3 o 4 anni
dopo. Per quanto io consideri Weber un gigante del pensiero sociologico, non ho
mai condiviso fino in fondo la sua tesi in proposito. Tuttavia, è innegabile
che egli delineò un tipo umano che caratterizzò un periodo storico nel mondo
tedesco e, con alcune varianti, in quello anglosassone. Ecco, chi vuol farsi
un'idea del tipo umano descritto da Weber, lo trova nella prima metà del
romanzo di Thomas Mann.
3. Ciononostante, è curioso notare come
i personaggi del culto protestante siano piuttosto maltrattati nel romanzo,
mentre le uniche espressioni di rispettosa simpatia sono nei confronti di una
suora cattolica che si occupa del fine vita di due dei Buddenbrook.
4. Il romanzo delinea una parabola.
Mentre nella prima metà vediamo crescere l'impresa, vediamo i personaggi
affermarsi nel mondo degli affari e della politica cittadina, nella seconda
metà del romanzo comincia a delinearsi la parabola discendente, e quel caratteristico
intreccio decadente di arte, degenerazione, perdita di forza e odore di morte,
che si ritrova in tanta parte della produzione manniana, a cominciare dalla Morte a Venezia.
15 aprile 2022

"Ciononostante, è curioso notare come i personaggi del culto protestante siano piuttosto maltrattati nel romanzo". Forse perché avvertiva i limiti di quel mondo?
RispondiEliminaProbabile. Ma resta il contrasto sottolineato.
RispondiEliminaMa l'iptesi esplicativa, se plausibile, rende quel contrasto un po' meno sorprendente...
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